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NEWS





Norma EN ISO 13857 e le distanze di sicurezza tra strutture protettive e zone pericolose


 

La Norma EN ISO 13857, pubblicato a marzo 2008, sostituisce le precedenti norme EN 294:1993 e EN 811:1998. 

Lo scopo della Norma è quello di stabilire le distanze di sicurezza che le strutture protettive devono avere al fine di impedire il raggiungimento di Zone Pericolose. La Norma si applica sia in ambienti indistriali che non-industriali (esempio con accesso anche del pubblico), per questo motivo vengono prese in considerazione persone a partire dai 3 anni età.

La Norma permette di determinare l'efficacia della struttura protettiva definendo quali sono le distanze adeguate tra tale struttura e la Zona Pericolosa tenendo conto delle dimensioni e della geometria della protezione (in Inglese "Safeguard"). 

Naturalmente tutto ciò è valido solo nel caso in cui il distanzamento dal pericolo sia già di per sè una misura sufficiente a mettere in una condizione di sicurezza. In caso di pericoli che prevedono radiazioni, proiezione ed emissione di sostanze, è necessario adottare addizionali o differenti misure di sicurezza.

Prima di procedere alla determinazione delle distanze di sicurezza, bisogna eseguire un'Analisi del Rischio, in quanto, il risultato di tale analisi inciderà sulla distanza da prendere. In particolare, maggiore è il rischio, maggiore è la distanza di sicurezza.

 

Norma EN ISO 13857 e la distanza di sicurezza per gli arti superiori

 

DISTANZE DI SICUREZZA: ARTI SUPERIORI


Nel capitolo viene trattato il raggiungimento di pericoli tramite l'uso degli arti superiori.
 

 

Raggiungimento verso l'alto

La figura in alto, schematizza il caso in esame:

1. Zona Pericolosa

2. Piano di calpestio

h. Altezza della Zona Pericolosa

Come spiegato nell'introduzione, per stabilire la distanza (h), bisogna prima valutare il livello del rischio associato alla Zona Pericolosa. In base al livello del rischio calcolato, l'altezza h a cui deve trovarsi il pericolo varierà, aumentando all'aumentare del rischio calcolato:

  • Rischio basso - h= 2500 mm (o superiore);

  • Rischio alto - h= 2700 mm (o superiore).

 Figura 1 - Distanze di sicurezza

Raggiungimento oltre la struttura protettiva

Fare riferimento al caso mostrato in figura, dove:

a. Altezza della Zona di Pericolo

b. Altezza della struttura protettiva

c. Distanza di sicurezza dalla Zona di Pericolo

1. Zona Pericolosa

2. Piano di calpestio

3. Struttura protettiva

La norma fornisce due tabelle da cui ricavere le dimensioni di riferimento, una in caso di rischio basso ed una in caso di rischio elevato, entrambe riportate in basso.

Distanze di sicurezza

 

 

Tabella 1 - Raggiungimento oltre la struttura protettiva (Rischio basso)

Distanze di sicurezza

Tabella 2 - Raggiungimento oltre la struttura protettiva (Rischio alto)

Distanze di sicurezza

 

Raggiungimento tramite aperture di forma regolare

Per il raggiungimento del pericolo tramite aperture, la Norma fa distinzione tra persone di oltre 14 anni e bambini di almeno 3 anni (per i luoghi pubblici) in cui si tiene conto delle dimensioni più piccole degli arti.

In base all'ampiezza dell'apertura e alla sua forma, la Norma stabilisce a che distanza deve trovarsi il pericolo affinché sia impossibile raggiungerlo inserendo dita, mani o braccia, in caso di bambini, tale distanza aumenta. Di seguito sono riportate entrambe le tabelle.

Tabella 4 - Raggiungimento tramite aperture di forma regolare (14 anni in su)

Distanze di sicurezza

Tabella 5 - Raggiungimento tramite aperture di forma regolare (3 anni in su)

Distanze di sicurezza

 

EN ISO 13857 e la distanza di sicurezza per gli arti inferiori

4.3 - Distanze di sicurezza: Arti inferiori





ATEX - Terminato il periodo transitorio verso la nuova CEI EN 60079-10-1



Il Comitato Elettrotecnico Italiano informa che è stata abrogata la Norma CEI EN 60079-10-1:2010 (Classificazione luoghi con atmosfere esplosive per la presenza di gas e vapori infiammabili), sostituita dall'edizione 2016 della stessa Norma. Lo scorso 13 ottobre è infatti terminato il periodo transitorio in cui potevano essere applicate entrambe le edizioni.

Conseguentemente sono state abrogate le Guide CEI 31-35, 31-35/A e 31-35;V1.

Con l'occasione è stata comunicata anche la nota di abrogazione della Guida CEI 31-56, per abrogazione della Norma CEI 60079-10-2:2010 (Classificazione luoghi con atmosfere esplosive per la presenza di polveri combustibili), anch'essa sostituita da edizione 2016
Non sono note le date in cui è prevista la pubblicazione delle nuove Guide.

Si ricorda che la nuova Norma Atex Polveri non introduce sostanziali modifiche, mentre la nuova Norma Atex Gas è significativamente diversa dalla precedente.



IEC 63074 – SAFETY E SECURITY – NOVITÀ PER I COSTRUTTORI DI MACCHINE

Industria 4.0, Internet of Things e sfide per la sicurezza: i nuovi requisiti a livello di safety e di security.

“Safety” e “Security” nell’era dell’Industria 4.0 Il primo problema da affrontare è la differenza linguistica che esiste tra la terminologia utilizzata in inglese e quella esistente nella lingua italiana. Mentre in inglese esistono due vocaboli distinti per “safety” e “security” in italiano ci troviamo nella situazione di dover tradurre i due termini con la stessa parola, “sicurezza”, anche se associata a due aspetti diversi. Cerchiamo quindi innanzitutto di chiarire la differenza tra questi termini utilizzati negli standard internazionali e nella pratica. Il concetto di safety (sicurezza per le persone) prevede che i rischi per le persone e l’ambiente correlati a una macchina o a un impianto siano eliminati o mitigati in modo che i rischi residui siano accettabili per l’operatore e utilizzatore. Questo include sia i pericoli in prossimità dell’impianto sia i pericoli all’interno dell’impianto stesso incluse le macchine. Il concetto di security (sicurezza di una macchina o di un impianto) include la previsione, prevenzione, e protezione da eventi illegali, indesiderati, intenzionali, non intenzionali che possono influenzare i sistemi di automazione e controllo e i loro componenti: • previsione: si riferisce a misure che hanno lo scopo di anticipare minacce verso i suddetti sistemi. Ad es. attività progettuali di analisi delle minacce, così come raccolta e analisi di eventi/informazioni in base alle quali ricavare informazioni utili a processi decisionali inerenti attività di “security”; • prevenzione: si riferisce a misure che hanno lo scopo di ridurre la probabilità che una minaccia diventi effettiva sfruttando le vulnerabilità esistenti. Ad es. utilizzo di dispositivi di sicurezza perimetrale, firewall, proxy, etc.; • protezione: si riferisce a misure che permettono di ridurre l’impatto realizzato dal verificarsi di minacce. Ad es. procedure e strumenti per una efficace gestione degli incidenti (“Incident management”). Esempi di minacce possono essere accessi o modifiche non autorizzate dall’esterno, furto di dati sensibili, accessi non autorizzati a livello interno, malfunzionamenti dovuti a comportamenti negligenti relativamente alla sicurezza, modifiche non controllate lungo la catena di fornitura. In questo contesto comprendiamo sicurezza informatica e sicurezza fisica. Ci troviamo già nella quarta rivoluzione industriale, che annuncia una importante digitalizzazione dei processi di progettazione e produzione. In particolare, l’“Industria 4.0″ vuole modernizzare ulteriormente il settore manifatturiero, affrontando anche alcune questioni legate alla sicurezza dei processi di automazione e alla resilienza delle tecnologie coinvolte. Tutti i settori industriali saranno impattati da questa nuova rivoluzione e dovranno capire come far dialogare e convivere questi due mondi (safety e security) fino a poco tempo fa slegati per mantenere la sicurezza delle macchine, degli impianti e di tutti gli elementi parti di essi. L’internet delle cose (IoT) associa il tema di internet con gli oggetti reali della vita di tutti i giorni, oggetti (e dispositivi) che saranno sempre più connessi e che stanno dando vita a una rete in tutti gli ambienti che necessitano di controllo, automazione e rilevamento. Nel mondo industriale si può considerare costituita da 3 elementi: 1. sensori: possono includere capacità di una prima elaborazione dei dati (“smart”); 2. connettività; 3. attuatori: forniscono le capacità di controllare la grandezza monitorata. L’avvento di una miriade di dispositivi di questo tipo, spesso con dimensioni e costi ridottissimi, con capacità di agire fisicamente sui parametri dei processi in questione, in ogni ambito e applicazione, incrementa esponenzialmente i rischi legati ad aspetti congiunti di safety e security.

Evoluzione nell’ambito della standardizzazione Data l’evoluzione tecnologica e l’aumentata interazione tra gli aspetti di safety e security delle macchine, il Comitato Tecnico IEC responsabile della sicurezza delle macchine (IEC/TC 44) ha proposto un nuovo standard (IEC 63074) con lo scopo di chiarire per i costruttori di macchine come trattare i due aspetti. La proposta del nuovo standard (44/764/NP) è stata formalizzata dal Comitato nazionale tedesco in data 15 aprile 2016 e la sua approvazione ha portato alla nascita del progetto di Norma IEC 63074 con la seguente pianificazione: CD (2017-07), CDV (2018-01), FDIS (2018-07) and IS (2019-12). È stato quindi creato dal Comitato TC 44 dell’IEC il Gruppo diKLavoro 15 (WG15) per l’emissione dello standard. Il WG15 si è riunito la prima volta a Londra nel dicembre 2016 e successivamente a Francoforte nel gennaio 2017 per rivedere i commenti pervenuti con la nuova proposta. I prossimi incontri pianificati nel 2017 necessari alla finalizzazione del CD e successivo CDV sono previsti in Germania a luglio, in Giappone a settembre e a ottobre in Belgio. Da notare che lo standard IEC 63074 nasce anche come guida per altri Comitati Tecnici (per esempio ISO/TC199) relativamente agli aspetti della security del sistema di controllo di sicurezza e in aggiunta è utilizzabile anche per la security dei sistemi di controllo non legati alla safety. É inoltre intenzione del TC 44 di rimanere in contatto con gli altri Gruppi di Lavoro (IEC/TC65/WG20) che si occupano degli aspetti di safety e security e con gli utenti dello standard tra cui costruttori, integratori ed utilizzatori. In questo senso il TC65/WG20 sta lavorando alla definizione della Technical Specification 63069. In generale, il concetto di security nel contesto che stiamo considerando, include sia aspetti di safety, sia aspetti legati a:

• disponibilità (in generale delle risorse a cui si vuole accedere, siano essi dati o macchine);

• integrità di dati;

• confidenzialità dei dati.

Riassumendo, le minacce e le vulnerabilità alla sicurezza possono avere:

• impatti legati alla safety: come ad esempio l’esclusione della funzione di arresto di emergenza, o la modifica dei parametri delle funzioni di sicurezza che renderebbero inefficace la protezione nel caso la minaccia diventi reale;

• impatti non legati alla safety: come perdita di dati confidenziali o danni economici per l’azienda; un esempio è rappresentato dalla perdita di disponibilità della macchina attraverso un accesso non autorizzato al sistema di controllo, che forzi la fermata dell’unità con la funzione di arresto di emergenza.

La norma in oggetto (IEC 63074) invece si occuperà solo dei requisiti relativi alle minacce alla sicurezza (security) e vulnerabilità che possono influenzare il sistema di controllo di sicurezza SCS (Safety-Related Control System) della macchina e portare successivamente alla perdita dell’efficienza ed efficacia del sistema stesso. Gli aspetti fondamentali presenti nello standard saranno quindi:

• il rapporto tra safety e security;

• la definizione delle minacce (potenziali violazioni di sicurezza) e vulnerabilità (debolezze progettuali, implementative, o operative) del sistema di controllo di sicurezza che possono essere sfruttate per attaccare la sicurezza della macchina;

• la determinazione dell’impatto sulle caratteristiche che determinano la sicurezza e sulla disponibilità dell’SCS per rendere non efficaci e/o non funzionanti le sue funzioni di sicurezza (safety functions);

• la definizione dei modelli per l’identificazione delle minacce che, sfruttando le vulnerabilità individuate nell’SCS, possono impattare la safety;

• il legame tra questo standard e gli standard di security della serie IEC 62443, e l’applicazione dei relativi requisiti per la definire le minacce alla sicurezza e vulnerabilità.

Lo standard descriverà come attacchi esterni all’equipaggiamento possono mettere a rischio le persone, e identificherà i requisiti di sicurezza necessari per la protezione delle funzioni di sicurezza. Questi requisiti sono distribuiti in tutte le fasi del ciclo di vita delle macchine, e comprendono misure organizzative, tecniche, o contromisure attive e passive di mitigazione. I risultati di ogni fase dell’analisi devono essere documentati in modo che l’efficacia delle contromisure utilizzate in precedenza possa essere confrontata con nuovi scenari di attacco nelle analisi ricorrenti di sicurezza: la prima analisi viene effettuata prima della messa in funzione della macchina, ma ulteriori analisi sono comunque necessarie durante il suo utilizzo per evidenziare eventuali nuove minacce legate all’evoluzione tecnologica. L’elemento chiave della norma è rappresentato dalla valutazione del rischio per la sicurezza (security), che deve essere effettuata per identificare le minacce e le vulnerabilità del sistema di controllo di sicurezza, e determinarne il potenziale impatto. Essa si tradurrà nelle seguenti attività:

1. inventario e descrizione dei dispositivi coperti dalla valutazione dei rischi di sicurezza (security): ad esempio un dispositivo collegato al sistema di controllo di sicurezza;

2. una descrizione delle minacce individuate e delle loro sorgenti (compresi attacchi intenzionali sull’hardware, programmi applicativi e relativi software, così come eventi non intenzionali derivanti da errori umani);

3. una descrizione delle vulnerabilità identificate che, qualora le minacce divengano effettive, danno luogo a rischi per la sicurezza;

4. una descrizione delle potenziali conseguenze derivanti e delle condizioni che le determinano;

5. considerazione delle varie fasi sotto analisi quali la progettazione, realizzazione, messa in funzione e manutenzione;

6. determinazione delle misure supplementari per mitigare le conseguenze di una minaccia tra cui ad esempio specifiche funzioni di controllo della sicurezza, come il monitoraggio dei valori limite;

7. una descrizione delle misure adottate per ridurre o rimuovere le minacce (contromisure).

Le possibili contromisure legate ai rischi della security vengono descritte nella norma basandosi sui concetti espressi dalla serie di standard IEC 62443. Alla fine del processo, al costruttore della macchina verrà richiesto di fornire la documentazione necessaria per informare l’utilizzatore dei rischi rilevanti per la sicurezza e delle misure di mitigazione del rischio da prendere in considerazione. Le seguenti informazioni dovranno essere menzionate nella manualistica:

• dispositivi coperti dalla valutazione del rischio sicurezza;

• fasi considerate (progettazione, realizzazione, messa in funzione, utilizzo e manutenzione);

• misure contro l’accesso non autorizzato e la modifica;

• misure per garantire l’integrità del sistema, in particolare per le interfacce in considerazione, software e di comunicazione.

I costruttori di macchine quindi dovranno in futuro integrare il processo di analisi dei rischi di securitynell’attuale processo di analisi dei rischi di safety per progettare le macchine di conseguenza e informare gli utilizzatori in merito ai rischi residui inclusi quelli di security.

A questo proposito è in fase di sviluppo anche un’altra norma, la ISO/CD 20607 “Safety of machinery — Instruction handbook — General drafting principles”, che conterrà apposite indicazioni al riguardo, ad esempio la necessità di utilizzo di firewall e software anti virus.





EMC - Norme armonizzate nuova Direttiva EMC 2014/30/UE Luglio 2018


Prime pubblicazioni:

CEN EN 12895:2015
Carrelli industriali - Compatibilità elettromagnetica

EN 16361:2013+A1:2016 
Porte pedonali motorizzate - Norma di prodotto, caratteristiche prestazionali - Porte pedonali, diverse da quelle a battente, inizialmente progettate per installazioni motorizzate

EN 50121-3-1:2017 
Applicazioni ferroviarie, tranviarie, filoviarie e metropolitane - Compatibilità elettromagnetica - Parte 3-1: Materiale rotabile - Treno e veicolo completo

EN 50121-3-2:2016 
Applicazioni ferroviarie, tranviarie, filoviarie e metropolitane - Compatibilità elettromagnetica - Parte 3-2: Materiale rotabile -  Apparecchiature

EN 50121-4:2016 
Applicazioni ferroviarie, tranviarie, filoviarie e metropolitane - Compatibilità elettromagnetica - Parte 4: Emissione ed immunità delle apparecchiature di segnalamento e telecomunicazioni

EN 50121-5:2017 
Applicazioni ferroviarie, tranviarie, filoviarie e metropolitane - Compatibilità elettromagnetica - Parte 5: Emissioni ed immunità di apparecchi e impianti fissi di alimentazione

EN 50270:2015 
Compatibilità Elettromagnetica - Apparecchi elettrici per la rilevazione e la misura di gas combustibili, gas tossici e ossigeno
EN 50270:2015/AC:2016-08

EN 61000-6-5:2015 
Compatibilità elettromagnetica (EMC) - Parte 6- 5: Norme generiche - Immunità per apparecchiature utilizzate in ambienti di centrali e stazioni elettriche IEC 61000-6-5:2015




Sicurezza delle macchine utensili - Presse

UNI EN ISO 16092-1:2018

Sicurezza delle macchine utensili - Presse - Parte 1: Requisiti generali di sicurezza

 

La UNI EN ISO 16092-1:2018 è la prima norma che fissa i "requisiti generali" di sicurezza delle presse, darà indicazioni su tutti i tipi di presse rientranti nelle  macchine utensili.

La norma sarà armonizzata per la Direttiva macchine come "nuova", nella prossima Comunicazione delle norme armonizzate.

Norme della serie ISO 16092-X

Le norme della serie ISO 16092-X devono essere lette unitamente alla ISO 16092-1, tali norme sono:

ISO 16092-1 Presse requisiti generali (Pubblicata)
ISO 16092-2 Presse meccaniche (stato DIS
ISO 16092-3 Presse idrauliche (Pubblicata)
ISO 16092-4 Presse pneumatiche (stato DIS)




Nuovi standard ISO macchine utensili green


 

ISO 14955-1:2017 Machine tools -- Environmental evaluation of machine tools -- Part 1: Design methodology for energy-efficient machine tools


ISO 14955-1:2017 constitutes the application of eco-design standards to machine tools, mainly for automatically operated and/or numerically controlled (NC) machine tools.

ISO 14955-1:2017 addresses the energy efficiency of machine tools during the use stage, i.e. the working life of the machine tool. Environmentally relevant stages other than the use stage and relevant impacts other than energy supplied to machine tools are not within the scope and need special treatment (e.g. according to ISO/TR 14062).

Elements of eco-design procedure according to ISO/TR 14062 are applied to machine tools. Reporting of results to users and suppliers and monitoring of results are defined.

Evaluation of energy efficiency implies quantification of the resources used, i.e. energy supplied, and of the result achieved. ISO 14955-1:2017 provides guidance for a reproducible quantification of the energy supplied. It does not suggest a methodology for quantifying the result achieved due to the lack of universal criteria. The result achieved in industrial application being machined workpieces, their properties (e.g. material, shape, accuracy, surface quality), the constraints of production (e.g. minimum lot size, flexibility) and other appropriate parameters for the quantification of the result achieved are intended to be determined specifically for each application or for a set of applications.

ISO 14955-1:2017 defines methods for setting up a process for integrating energy efficiency aspects into machine tool design. It is not intended for the comparison of machine tools; also, ISO 14955-1:2017 does not deal with the effect of different types of user behaviour or different manufacturing strategies during the use phase.

Lists of environmentally relevant improvements and machine tool components, control of machine tool components and combinations of machine tool components are given in Annex A. Annex B provides an example of application of the methodology.

NOTE Certain machining processes and specific machine tools can allow significant changes in the environmental impact of machined workpieces, e.g. material reduction for aluminium cans by application of special press technology, higher performance of compressors by machining on precision form grinders[10][13]. The environmental impact of such processes or machine tools might be less important compared to the environmental impact of the machined workpieces and their application. These changes in the environmental impact of machined workpieces are not subject of ISO 14955-1:2017, but might be important if different machining processes or different machine tools are compared related to environmental impact of products. For instance, the accuracy of a machined workpiece might be a significant parameter for the environmental impact of the workpiece in its use stage, and any attempt to compare machine tools is intended to take this into account necessarily.

 

ISO 14955-2:2018  Machine tools -- Environmental evaluation of machine tools -- Part 2: Methods for measuring energy supplied to machine tools and machine tool components

 

This document describes how measurements are made by providing measuring methods in order to produce reproducible data about the energy supplied to a machine tool under specified conditions. Furthermore, it provides methods to quantify the energy supplied to components in order to assign their share to generalized machine tool functions as described in ISO 14955‑1.

It supports the energy-saving design methodology according to ISO 14955‑1 by providing measuring methods for the energy supplied to machine tools. The assignment of the energy supplied to machine tool functions requires measurements at machine tool component level. These measurements need to be reproducible and independent of conditions other than those being recorded and documented.

The results of the measurements are intended to document improvements to the design, specifically under energy aspects, and/or to allow evaluating the energy involved in the manufacturing of a given part by a given machine tool. Any comparison requires identical conditions and ensures by specification and measurement that similar results are achieved.

 




DISPOSITIVI DI INTERBLOCCO A CHIAVE INTRAPPOLATA: LA SPECIFICA TECNICA ISO/TS 19837:2018

Le chiavi intrappolate sono un dispositivo che può svolgere le funzioni sopra descritte; è un dispositivo codificato ad attuazione meccanica classificato come tipo 2 dalla norma UNI EN ISO 14119:201319.

La specifica tecnica 1S0/TS 19837 (Marzo 2018): "Safety of machinery – Trapped key interlocking devices – Principles for design and selection" fornisce indicazioni per la progettazione, scelta e utilizzo di questa tipologia di dispositivi

1. Principio di funzionamento

I sistemi a chiave intrappolata si basano sul trasferimento di una chiave tra un interruttore e una serratura di accesso, fisicamente separati.

Le chiavi devono essere codificate in modo che possano essere inserite solamente nel dispositivo corrispondente

2 Comando dell’isolamento

Lo scopo di questa funzione è il raggiungimento e mantenimento di uno stato sicuro di un movimento o di un’energia.

3. Comando dell’isolamento per mezzo di azione meccanica diretta (interblocco di potenza)

In un sistema a chiave intrappolata con interblocco di potenza l’alimentazione deve essere bloccata per mezzo di un’azione meccanica diretta, tipicamente utilizzando un sezionatore in congiunzione con un

chiavistello. I sezionatori devono essere conformi ai requisiti della norma CEI EN 60947-3:201020

4. Comando dell’isolamento per mezzo di azione meccanica non diretta (interblocco di comando)

In un sistema a chiave intrappolata con interblocco di comando l’alimentazione è bloccata indirettamente attraverso un circuito di comando; tipicamente gli elementi comandati dalla chiave intrappolata possono essere contattori o valvole pneumatiche azionate da solenoide. Normalmente viene adottata anche una funzione di monitoraggio

5. Trasferimento intermedio

Utilizzando questa funzione si possono aggiungere funzionalità quali dispositivi di comando dell’isolamento multipli, dispositivi di controllo dell’accesso multipli, dispositivi di ritardo temporale

6. Serratura di accesso

Quando vengono utilizzati chiavistelli per impedire l’accesso all’interno delle zone pericolose, deve essere impedita la possibilità di estrarre la chiave dalla serratura se la porta di accesso non è chiusa.

Le figure seguenti illustrano un esempio di applicazione scorretta di un chiavistello ad un riparo

7. Comando dell’isolamento

La trasmissione della forza tra la serratura e l’interruttore di manovra-sezionatore deve avvenire mediante azione meccanica positiva. Gli elementi di collegamento e trasmissione devono resistere senza danni ad una coppia di 5 Nm per l’uso di una chiave rotativa e una forza di trazione di 250 N per l’uso di una chiave lineare.

L’interruttore di manovra-sezionatore deve essere montato in modo che l’albero di azionamento ed il suo alloggiamento sulla serratura si trovino su un asse centrale e che l’albero non sia esposto a carichi di flessione




PREVENZIONE DELL’AVVIAMENTO INATTESO DELLE MACCHINE: LA NORMA UNI EN ISO 14118


Per garantire la sicurezza delle persone presenti all’interno delle zone pericolose, ad esempio per operazioni di manutenzione, è necessario che gli elementi pericolosi a cui sono esposti non possano avviarsi in modo inatteso.

A tale scopo bisogna tenere in considerazione sia gli elementi che possono generare pericoli di natura meccanica, ad esempio organi in movimento, che altre potenziali fonti di pericolo, quali ad esempio i laser.

La norma UNI EN ISO 14118 (maggio 2018): "Sicurezza del macchinario – Prevenzione dell’avviamento inatteso" — ha sostituito la norma UNI EN 1037:2008 — è di fondamentale importanza per questo aspetto, in quanto definisce indicazioni sulla scelta e l’attuazione delle misure atte ad impedire che elementi pericolosi delle macchine possano avviarsi in modo inatteso mettendo in pericolo le persone esposte

1. Isolamento e dissipazione dell’energia

Con tale dizione si intende un procedimento costituito da tutte quattro le azioni seguenti:

a) isolare (sezionare, separare) la macchina (o parti definite della macchina) da tutte le fonti di energia;

b) bloccare (o assicurarsi altrimenti), se necessario (ad esempio, quando l’operatore non è in grado, da qualsiasi posto in cui si trovi, di controllare che l’alimentazione rimanga sezionata), tutti i dispositivi di sezionamento in posizione "isolata";

c) dissipare o trattenere (contenere) qualsiasi tipo di energia immagazzinata che possa causare un pericolo;

d) verificare mediante un procedimento di lavoro sicuro (ad esempio per mezzo di misurazioni) che le azioni intraprese secondo i punti a), b) e c) abbiano prodotto l’effetto desiderato.

2. Valutazione dei rischi e istruzioni

La nuova norma specifica chiaramente che deve essere effettuata una valutazione dei rischi in accordo alla norma UNI EN ISO 121002 per identificare le misure necessarie per prevenire l’avviamento inatteso

3. Parti dei sistemi di comando legate alla sicurezza

La norma UNI EN ISO 14118:2018 non contiene requisiti riguardanti livelli di prestazione4 o livelli di integrità della sicurezza5 per parti dei sistemi di comando legate alla sicurezza che possono effettuare funzioni di prevenzione dell’avviamento inatteso.

4. Misure per l’isolamento e la dissipazione dell’energia

La macchina deve essere dotata di dispositivi azionati manualmente per l’isolamento e la dissipazione dell’energia.

Se per interventi frequenti di breve durata l’utilizzo di dispositivi azionati manualmente non è adeguato, la macchina deve essere dotata di funzioni automatiche che impediscano l’avviamento inatteso degli elementi pericolosi, ad esempio accessi dotati di interblocco o dispositivi di individuazione delle persone.

5. Segnalazione e avvertimento (avvio ritardato)

In funzione dell’esito della valutazione dei rischi, può essere necessario dotare la macchina di segnalazioni acustiche e/o visive che avvertano le persone esposte dell’imminente avvio della macchina

6. Prevenzione dell’avviamento inatteso al ripristino di qualsiasi alimentazione di energia

Se necessario, devono essere prese adeguate misure per impedire l’avviamento inatteso di elementi pericolosi della macchina al ripristino di qualsiasi alimentazione di energia dopo la sua interruzione o dissipazione.

7. Dispositivi per l’isolamento dalle fonti di energia

I dispositivi di isolamento8 devono:

assicurare un sezionamento o una separazione affidabile dalla sorgente di energia;

avere un collegamento meccanico affidabile tra il comando manuale e l’elemento (gli elementi) di isolamento;

essere dotati di un’identificazione chiara e non ambigua dello stato del dispositivo di isolamento che corrisponda a ciascuna posizione del suo comando (attuatore) manuale.

8. Dispositivi di bloccaggio

Deve essere possibile bloccare o assicurare altrimenti i dispositivi di isolamento nella posizione di "isolamento".

I dispositivi di bloccaggio possono non essere necessari quando viene usata una combinazione presa/spina e la spina può essere tenuta sotto stretto controllo dalla persona che si trova nella zona pericolosa

9. Dispositivi di dissipazione o di trattenuta (contenimento) dell’energia immagazzinata

Quando l’energia immagazzinata può creare un pericolo, la macchina deve essere dotata di mezzi per la dissipazione o la trattenuta (contenimento) dell’energia immagazzinata.

Tali dispositivi comprendono, per esempio, freni concepiti per assorbire l’energia cinetica di parti in movimento, resistenze e relativi circuiti per la scarica dei condensatori elettrici, valvole o dispositivi simili per scaricare la pressione degli accumulatori di fluidi12

10. Altre misure per prevenire l’avviamento inatteso

Misure per prevenire la generazione involontaria di comandi di avvio

Misure per impedire l’attivazione involontaria dei comandi di avviamento manuale

Progettazione delle parti dei sistemi di comando legate alla sicurezza

Selezione e posizione degli elementi di controllo di potenza

Misure per mantenere il comando di arresto

Comando di arresto ad effetto mantenuto generato da un dispositivo di comando di arresto (livello A)

– Comando di arresto ad effetto mantenuto generato dal sistema di comando della macchina (livello B/C)




DIRETTIVA RAEE: DEFINIZIONE DI UTENSILI INDUSTRIALI FISSI DI GRANDI DIMENSIONI E INSTALLAZIONI FISSE DI GRANDI DIMENSIONI


La direttiva RAEE (WEEE in inglese) è la direttiva sui rifiuti delle Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (AEE) 2012/19/ UE. Dal 15 agosto del 2018 è prevista l’entrata in vigore del cosidetto "open scope" che amplia il campo di applicazione a tutte la AEE non esplicitamente escluse.

In base al campo di applicazione della direttiva RAEE (articolo 2), la direttiva non si applica agli "utensili industriali fissi di grandi dimensioni" (articolo 2, lettera b) e agli " impianti fissi di grandi dimensioni, ad eccezione delle apparecchiature che non sono progettate e installate specificamente per essere parte di detti impianti; '(articolo 2.c). Queste esclusioni hanno grande importanza per il settore delle installazioni e delle macchine industriali.

La Direttiva definisce gli "utensili industriali fissi di grandi dimensioni" come: un insieme di grandi dimensioni di macchine, apparecchiature e/o componenti, che funzionano congiuntamente per un'applicazione specifica, installati e disinstallati in maniera permanente da professionisti in un determinato luogo e utilizzati e gestiti da professionisti presso un impianto di produzione industriale o un centro di ricerca e sviluppo (articolo 3.1.b).

Gli «impianti fissi di grandi dimensioni» sono definiti come: una combinazione su larga scala di apparecchi di vario tipo ed, eventualmente, di altri dispositivi, che:

i) sono assemblati, installati e disinstallati da professionisti;

ii) sono destinati ad essere utilizzati in modo permanente come parti di un edificio o di una struttura in un luogo prestabilito e apposito; e

iii) possono essere sostituiti unicamente con le stesse apparecchiature appositamente progettate.

Tuttavia, queste definizioni e più concretamente ciò che costituisce la "grande dimensione" non sono realmente specificate nella direttiva. Di seguito è possibile trovare una tabella con ulteriori informazioni su alcune interpretazioni esistenti a livello europeo e nazionale di utensili industriali fissi di grandi dimensioni e installazioni fisse di grandi dimensioni. Il testo è frutto di una indagine condotta dal CECIMO e, pur risultando incompleto, fornisce alcune interessanti indicazioni operative.

Molti paesi hanno recepito la direttiva europea assumendo quasi la stessa formulazione per le esenzioni e le loro definizioni incluse nella direttiva. Alcuni paesi hanno sviluppato documenti di orientamento, ma quando ciò è stato fatto sembrano tutti seguire l'interpretazione fornita dalla "Rete europea dei registri WEEE (EWRN)", che segue i documenti delle FAQ della Commissione su RoHS e RAEE, ma ha criteri più specifici in relazione agli utensili industriali fissi di grandi dimensioni e le installazioni fisse di grandi dimensioni (per la consultazione della interpretazione EWRN vedere la tabella riportata di seguito, colonna "Documenti rilevanti").




DIRETTIVA RAEE: Le novità sulla gestione dei RAEE a partire dal 15 agosto (open scope)

A partire dal 15 agosto 2018, in attuazione di quanto stabilito a livello europeo (direttiva 2012/19/UE), entra in vigore il “campo aperto” di applicazione del d. lgs. 49/2014, la normativa sulla gestione dei Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche (RAEE), che prevede per questi rifiuti la creazione di un sistema di gestione distinto dagli altri (ritiro, trasporto, raccolta separata, trattamento).

Sono potenzialmente interessati dalle novità, che consistono in un ampliamento dell’ambito di applicazione:

- i produttori e gli importatori di tali apparecchiature, sui quali ricadono gli adempimenti principali; devono ad esempio organizzare e finanziare un sistema di gestione dei rifiuti delle proprie apparecchiature immesse sul mercato, tramite sistemi individuali o, preferibimente, aderendo ad un sistema collettivo (Consorzio); iscriversi al “Registro Nazionale telematico dei produttori di AEE” (Registro AEE) prima di immettere l’apparecchiatura sul mercato ed esporre il numero di iscrizione al Registro sui documenti commerciali (es. fatture, DDT, corrispondenza, preventivi, listini, ecc.) entro 30 giorni dal suo rilascio; ecc.

- le imprese della filiera come i distributori, gli impiantisti e i centri di assistenza, che nell’ambito della propria attività si trovano a “ritirare” dei RAEE.

  

Seppure formalmente la definizione di AEE non venga modificata, tale nuovo approccio (open scope) farà ricadere nell’ambito di applicazione della normativa sui RAEE molte apparecchiature e componenti prima esclusi.
Ma non solo; le modalità di classificazione di un bene come AEE (e, dunque, come RAEE nel momento in cui diventa rifiuto), è meno circoscritta, poiché si supera la vecchia classificazione con 10 categorie ben individuate (in base alla quale, sostanzialmente, se un prodotto non ricadeva nell’elenco non veniva individuato come AEE e quindi come RAEE) e si introduce un criterio cosiddetto “aperto”, in base al quale tutte le apparecchiature che rispondono alla definizione di AEE rientrano nella relativa disciplina – a meno che non siano riconducibili alle esplicite esclusioni previste.

Ciò comporterà, soprattutto nella prima fase di operatività di queste novità, la necessità di valutare, per molti prodotti/componenti prima esclusi, una loro eventuale classificazione come AEE.

Per accompagnare questo processo, il Comitato di Vigilanza e controllo RAEE ha pubblicato una guida operativa che ha l’obiettivo di orientare le imprese nell’applicazione del nuovo ambito di applicazione RAEE.

 

  Cosa devono fare le imprese

Tenuto conto di ciò, sintetizziamo il principale impatto per le imprese:

1.      Per coloro che già si configuravano come produttori/importatori di AEE, le novità implicano la necessità di adeguare la classificazione delle AEE con le nuove categorie; tale conversione verrà effettuata in automatico da parte del Registro AEE e pertanto l’impresa dovrà solo verificarne la correttezza e, se necessario, integrarla con una comunicazione di variazione. Il Registro AEE informerà della riclassificazione le imprese iscritte mediante la trasmissione via PEC di apposita comunicazione. Aggiornamenti potranno essere richiesti anche dal Consorzio di riferimento.

 

2.      Per le imprese che producono/importano apparecchiature che prima non erano AEE ma che adesso lo saranno, a partire dal 15 agosto dovranno essere in regola con tutti gli adempimenti previsti per i produttori (adesione ad un Sistema Collettivo, iscrizione al registro AEE, obblighi di comunicazione e informazione).

 

3.      Per le imprese della filiera (distributori, installatori, centri di assistenza), le novità avranno effetto laddove un’apparecchiatura che rientra nel nuovo campo di applicazione diventerà rifiuto e, dunque, dovrà essere gestita come RAEE, applicando le procedure e gli adempimenti specifici previsti per tali rifiuti. 

  

Per ulteriori approfondimenti:
- si allega una scheda che fornisce una descrizione delle 6 nuove categorie di AEE,  con alcuni esempi delle nuove AEE e delle esclusioni in vigore dal 15 agosto 2018, secondo le indicazioni del comitato di vigilanza e controllo RAEE, nonché le principali definizioni.

- si fornisce il link per scaricare la guida operativa del Comitato di Vigilanza e controllo RAEE (http://www.minambiente.it/sites/default/files/archivio/allegati/rifiuti/Ind_oper_applicaz_DL_49_2014.pdf)
 

ALLEGATO


LE NUOVE CATEGORIE DI AEE

Dal 15 agosto 2018 le nuove categorie AEE, previste nell’All. III del D.Lgs.49/14, basandosi su criteri dimensionali (categorie 4, 5 e 6) oltre che merceologici (categorie 1, 2 e 3), andranno a coprire pressoché tutte le tipologie di AEE esistenti.

 

  1. Apparecchiature per lo scambio di temperatura (es. condizionatori, deumidificatori, pompe di calore, frigoriferi, congelatori, ecc.)
  2. Schermi, monitor ed apparecchiature dotate di schermi con una superficie superiore a 100 cm² (es. schermi; televisori; cornici digitali LCD; monitor; laptop, notebook, ecc.)
  3. Lampade (es. tubi fluorescenti; lampade fluorescenti compatte; lampade fluorescenti; LED, ecc.)
  4. Apparecchiature di grandi dimensioni (con almeno una dimensione esterna superiore a 50 cm), compresi, ma non solo: elettrodomestici, app. informatiche e per telecomunicazioni, app. di consumo, lampadari, app. per riprodurre suoni o immagini, app. musicali, strumenti elettr. ed elettron., giocattoli e app. per il tempo libero e sport, dispositivi medici, strumenti di monitoraggio e controllo, distributori automatici, app. per la generazione di corrente elettrica. Questa categoria non include le app. appartenenti alle categorie 1, 2, 3;
  5. Apparecchiature di piccole dimensioni (con nessuna dimensione esterna superiore a 50 cm), compresi, ma non solo: elettrodomestici, app. informatiche e per telecomunicazioni, app. di consumo, lampadari, app. per riprodurre suoni o immagini, app. musicali, strumenti elettr. ed elettron., giocattoli e app. per il tempo libero e sport, dispositivi medici, strumenti di monitoraggio e controllo, distributori automatici, app. per la generazione di corrente elettrica. Questa categoria non include le app. appartenenti alle categorie 1, 2, 3 e 6.;
  6. Piccole apparecchiature informatiche e per le telecomunicazioni (con nessuna dimensione esterna superiore a 50 cm): es. telefoni cellulari; telefoni; navigatori satellitari (GPS), calcolatrici tascabili; router; PC; stampanti.

In corsivo alcuni esempi ricavati dall’allegato IV del d. lgs.49/14, nel quale sono elencati a titolo esemplificativo e non esaustivo gli apparecchi che ricadono in ciascuna delle 6 categorie; l’elenco è unicamente uno strumento di supporto, se l’apparecchio non figura nell’allegato IV non è esclusa la possibilità che il prodotto rientri nel campo di applicazione.

 

ALCUNI ESEMPI DI NUOVE AEE E DI ESCLUSIONI A PARTIRE DAL 15 AGOSTO 2018

SECONDO LE INDICAZIONI DEL COMITATO DI VIGILANZA E CONTROLLO RAEE

 

1.    CALDAIE: il caso delle caldaie è uno di quelli in cui potrà essere necessario ricorrere a quesiti al Comitato di vigilanza per valutare, in base al modello e caratteristiche tecniche specifiche, se rientrano o meno nel nuovo ambito di applicazione, in considerazione dell’evoluzione tecnologica.

Caldaie di prima generazione: la fonte primaria di energia che consente all'apparecchiatura di svolgere la sua funzione fondamentale (cioè il riscaldamento) è il gas, mentre l’energia elettrica garantisce solo funzioni di controllo o supporto, pertanto NON era stata considerata un AEE.
Caldaie di ultima generazione (come quelle a condensazione): l’evoluzione tecnologica ha introdotto l’uso dell’energia elettrica anche ad altri fini, e il Comitato di Vigilanza e Controllo Raee ha interpretato che sono incluse nell’ambito del d. lgs. 49/14.

 

2.    COMPONENTISTICA: i componenti di un’AEE che soddisfano la definizione di AEE e che sono dotati di una funzione indipendente rientrano nel campo di applicazione della norma sui RAEE.  
Alcuni esempi, secondo le indicazioni del Comitato di Vigilanza e controllo:

·     l’hard disk di un PC è componente, escluso, se integrato o assemblato all’interno del PC, ma è un AEE se munito di proprio involucro, con funzione di memorizzazione di dati autonoma disponibile senza ulteriori operazioni o connessioni oltre a quelle semplici che possono essere eseguite da qualsiasi persona,

·     prolunghe e avvolgicavo sono AEE; mentre NON sono AEE i cavi elettrici privi di connettori, i fusibili e gli attuatori,

·     gli inverter fotovoltaici sono AEE; mentre ci sono inverter che, pur rientrando nella definizione di AEE, sono esclusi quando progettati e immessi al consumo come componente da integrare in un’altra AEE per il corretto funzionamento di quest’ultima, ad esempio NON sono AEE le schede inverter del monitor LCD, in quanto componenti di tali monitor,

·     gli impianti di videosorveglianza, di sicurezza e controllo accessi, di citofonia e videocitofonia sono stati considerati AEE dal Comitato di Vigilanza a partire dal 1/1/2018, ne consegue che i loro componenti quando specificatamente dedicati a tali impianti sono AEE:

-  Videosorveglianza (es. telecamere, brandeggi, ricevitori di telemetria, decoder e trasmettitori, amplificatori di linea, ciclici, quadrivisori e commutatori video, multiplexer, matrici, videoregistratori, illuminatori/lampade alimentatori, distributore video, tastiera, joystick, ecc.)

-  Antintrusione/controllo accessi (es. centrali, organi di comando per antintrusione, avvisatori ottico acustici, schede di analisi, sistemi di trasmissione, lettori, controllori, badge/tag/chiavi, varchi automatici, elettroserrature, antenne e distaccatori /disattivatori per antitaccheggio)

- Citofonia e videocitofonia (es. ingresso pedonale, videocitofono/citofono, nodo audio/video, alimentatore, modulatore SCS, telecamera, ecc.),

·     sono stati considerati AEE dal Comitato di Vigilanza a partire dal 1/1/2018 anche i  contatori di gas elettronici, gruppi di continuità-UPS, altri trasformatori e alimentatori.

 

3.    ESPLICITE ESCLUSIONI PREVISTE DAL D.LGS. 49/14: altri esempi di cosa è o NON è AEE si ricavano dall’interpretazione delle esplicite esclusioni fornite dal Comitato di Vigilanza e Controllo Raee.

·      apparecchiature progettate e installate specificamente come parte di un’altra apparecchiatura che è esclusa o che non rientra nell’ambito di applicazione del d. lgs. 49/14, purché possano svolgere la propria funzione solo in quanto parti di tale apparecchiatura.
 

1) saranno considerati AEE:
- i dispositivi di navigazione satellitare che svolgono il loro corretto funzionamento anche senza l’inserimento nelle vetture;
- le AEE integrate in un articolo di arredamento che non sono specificamente progettate per integrarsi in esso o che possono adempiere le loro funzioni anche se non facenti parte di questi mobili.

2) NON saranno considerati AEE:
- i dispositivi di navigazione satellitare integrati nelle auto
- le AEE appositamente progettate e installate per adattarsi ad un articolo di arredamento che possono svolgere le loro funzioni solo se fanno parte di questi elementi di arredo.

 

        le lampade a incandescenza, pertanto saranno considerate AEE tutte le altre tipologie di lampade.

 

        le installazioni fisse di grandi dimensioni, ad eccezione delle apparecchiature che non sono progettate e installate specificamente per essere parte di dette installazioni. Ossia le installazioni che hanno queste caratteristiche: sono una combinazione di macchine, componenti e altri dispositivi; sono assemblate, installate e disinstallate da professionisti; sono installate come parte di un edificio o di una struttura in una predefinita area; sono state costruite “su misura” solo per quella installazione
 

NON saranno considerati AEE l’ascensore, gli impianti di risalita, il sistema di trasporto degli oggetti (ad es. nastro trasportatore di bagagli negli aeroporti), un impianto di stoccaggio automatico, un’installazione di generazione elettrica, un’infrastruttura di segnalazione ferroviaria, pompe di erogazione del carburante, un’installazione di impianto di climatizzazione destinato esclusivamente a usi professionali, non scomponibili in un numero finito di unità di condizionamento d’aria.

 

·      gli utensili industriali fissi di grandi dimensioni, ossia gli utensili che hanno queste caratteristiche: sono immessi sul mercato come utensili e non costruiti “su misura”, sono installati in modo permanente in un dato luogo, sono “grandi” in termini di dimensioni e prestazioni (es. peso oltre 2 ton, volume oltre 15,625 mc).

-          NON saranno considerate AEE le pompe, i generatori di corrente, le macchine da stampa, gli utensili per il controllo numerico, le fresatrici e le foratrici a ponte, le presse per formare i metalli e i compressori.

      i mezzi di trasporto di persone o di merci, esclusi i veicoli elettrici a due ruote non omologati (Reg. UE 168/2013)

1) NON saranno considerati AEE
- i veicoli con un numero di ruote diverso da due destinati a persone con difficoltà motorie, le poltroncine montascale e sistemi affini e le scale mobili.

2) saranno considerati AEE:
- gli hoverboards, i segways e i monopattini elettrici, le bici elettriche

      le macchine mobili non stradali destinate ad esclusivo uso professionale, con alimentazione a bordo, il cui funzionamento richiede mobilità o movimento, continuo o semi-continuo, tra una serie di postazioni fisse durante il lavoro

NON saranno considerati AEE i carrelli elevatori elettrici, le spazzatrici stradali, le macchine tagliaerba, le carriole elettriche e altre macchine da piccolo giardinaggio.

·      le apparecchiature appositamente concepite a fini di ricerca e sviluppo, disponibili unicamente nell’ambito di rapporti tra imprese

1) NON saranno considerati AEE:
- i prototipi e le apparecchiature realizzate al solo scopo di ricerca e sviluppo.

2) saranno considerati AEE:
- dispositivi quali centrifughe o di misura della pressione del sangue, se l'apparecchiatura è utilizzabile sia per la ricerca e sviluppo, sia come dotazione in ospedali, sia per scopi educativi.

·        i dispositivi medici ed i dispositivi medico-diagnostici in vitro, qualora vi sia il rischio che tali dispositivi siano infetti, ai sensi del DPR 254/2003, prima della fine del ciclo di vita e i dispositivi medici impiantabili attivi.
 

1) NON saranno considerati AEE:
- i pace-makers;

2) saranno considerati AEE:
- i dispositivi automatici per il controllo e la somministrazione dell’insulina, in quanto possono essere riutilizzati dopo la sostituzione della parte potenzialmente infetta.

·      le apparecchiature necessarie per la tutela degli interessi essenziali della sicurezza nazionale, comprese le armi, le munizioni e il materiale bellico, purché destinate a fini specificamente militari.

·      le apparecchiature destinate ad essere inviate nello spazio.

 

4. DEFINIZIONI:

Al fine di rendere più comprensibile la lettura, ricordiamo alcune definizioni dei principali termini utilizzati:

 Apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE). Si intendono: “Le apparecchiature che dipendono, per un corretto funzionamento, da correnti elettriche o da campi elettromagnetici e le apparecchiature di generazione, trasferimento e misurazione di queste correnti e campi e progettate per essere usate con una tensione non superiore a 1000 volt per la corrente alternata e a 1500 volt per la corrente continua.”

Dipendente significa che l'energia elettrica e i campi elettromagnetici (e non ad esempio la benzina o il gas) sono la fonte primaria di energia che consentono all'apparecchiatura di svolgere la sua funzione fondamentale.

In assenza di energia elettrica l'apparecchio non può quindi svolgere le sue funzioni essenziali (quelle primarie). Pertanto, se in un'apparecchiatura l'energia elettrica è usata solo per garantire funzioni di supporto o di controllo l'apparecchio NON rientrerà nel campo di applicazione.

 Produttore. Si intende il soggetto che, stabilito nel territorio nazionale, con qualunque tecnica di vendita (anche a distanza):

1) fabbrica AEE o ne commissiona la progettazione e fabbricazione e le vende sul mercato nazionale apponendovi il suo nome o marchio di fabbrica;

2) rivende sul mercato nazionale, con il proprio nome o marchio di fabbrica, AEE prodotte da altri fornitori; il rivenditore non viene considerato «produttore», se l'apparecchiatura reca il marchio del produttore;

3) importa o immette per primo, nel territorio nazionale, AEE nell'ambito di un'attività professionale e ne opera la commercializzazione.

È considerato produttore anche la persona fisica o giuridica stabilita in un altro Stato dell’UE o in un paese extra UE che vende sul mercato nazionale AEE mediante vendita a distanza a nuclei domestici e non.

Chi produce AEE destinate esclusivamente all’esportazione è produttore solo ai fini di alcuni obblighi.


Distributore
. Si intende la persona fisica o giuridica iscritta al Registro delle Imprese per l’attività di commercio di AEE.

Gli installatori possono essere equiparati ai distributori se iscritti al Registro Imprese per commercio di AEE, seppur come attività secondaria, e, quindi, se commerciano AEE domestiche/dual use saranno soggetti ai conseguenti obblighi.

Quando, invece, l’installatore acquista l’AEE per installarla presso il cliente, resta nell’ambito di una prestazione di servizio (attività di installazione), non è iscritto al Registro Imprese per lo svolgimento dell’attività di commercio e, dunque, non sarà equiparato al distributore.





Norme armonizzate Direttiva macchine marzo 2018


Comunicazione 2018/C 092/01 del 09 marzo 2018

Comunicazione della Commissione nell'ambito dell’applicazione della DIRETTIVA 2006/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle macchine e che modifica la direttiva 95/16/CE. (Testo rilevante ai fini del SEE)

Prime pubblicazioni in evidenza:
 

EN ISO 3745:2012/A1:2017
Acustica - Determinazione dei livelli di potenza sonora e dei livelli di energia sonora delle sorgenti di rumore mediante misurazione della pressione sonora - Metodi di laboratorio in camere anecoica e semianecoica 

EN 115-1:2017
Sicurezza delle scale mobili e dei marciapiedi mobili - Parte 1: Costruzione e installazione

EN 1459-1:2017
Carrelli elevatori fuoristrada - Requisiti di sicurezza e verifiche - Parte 1: Carrelli a braccio telescopico

EN ISO 4254-12:2012/A1:2017
Macchine agricole - Sicurezza - Parte 12: Falciatrici rotative a disco e a tamburo e trinciatrici

EN ISO 5395-2:2013/A2:2017
Macchine da giardinaggio - Requisiti di sicurezza per i tosaerba con motore a combustione interna - Parte 2: Tosaerba con conducente a piedi 

EN ISO 11554:2017
Ottica e fotonica - Laser e sistemi laser - Metodi di prova della potenza del fascio, dell’energia e delle caratteristiche temporali (ISO 11554:2017)

EN ISO 11681-2:2011/A1:2017
Macchine forestali - Requisiti di sicurezza e prove per motoseghe a catena portatili - Parte 2: Motoseghe a catena per potatura

EN 12312-12:2017
Attrezzature per servizi aeroportuali di rampa - Requisiti specifici - Parte 12: Botti acqua potabile

EN 12312-13:2017
Attrezzature per servizi aeroportuali di rampa - Requisiti specifici - Parte 13: Botti igieniche

EN 14033-3:2017
Applicazioni ferroviarie - Binario - Macchine per la costruzione e la manutenzione della infrastruttura ferroviaria - Parte 3: Requisiti generali di sicurezza

EN 15695-1:2017
Trattrici agricole e forestali e macchine irroratrici semoventi - Protezione dell’operatore (conducente) da sostanze pericolose - Parte 1: Classificazione della cabina, requisiti e procedure di prova

EN 15695-2:2017
Trattrici agricole e forestali e macchine irroratrici semoventi - Protezione dell’operatore (conducente) da sostanze pericolose - Parte 2: Filtri, requisiti e procedure di prova

EN ISO 16093:2017
Macchine utensili - Sicurezza - Segatrici per il taglio a freddo dei metalli (ISO 16093:2017)

EN ISO 19085-1:2017
Macchine per la lavorazione del legno - Sicurezza - Parte 1: Requisiti comuni (ISO 19085-1:2017)

EN ISO 19085-2:2017
Macchine per la lavorazione del legno - Sicurezza - Parte 2: Sezionatrici orizzontali per pannelli con barra di pressione (ISO 19085-2:2017)

EN ISO 19085-5:2017
Macchine per la lavorazione del legno - Sicurezza - Parte 5: Dimensioni delle seghe (ISO 19085-5:2017)

EN ISO 28927-1:2009/A1:2017
Macchine utensili portatili - Metodi di prova per la valutazione dell’emissione vibratoria - Parte 1: Smerigliatrici verticali e angolari 

EN 60335-2-89:2010/A2:2017
Apparecchi elettrici d’uso domestico e similare - Sicurezza - Parte 2: Norme particolari per apparecchi per la refrigerazione commerciale comprendenti un’unità di condensazione del fluido frigorifero, o un compressore, incorporato o remoto

IEC 60335-2-89:2010/A2:2015
Apparecchi elettrici d’uso domestico e similare - Sicurezza - Parte 2: Norme particolari per apparecchi per la refrigerazione commerciale comprendenti un’unità di condensazione del fluido frigorifero, o un compressore, incorporato o remoto

EN 62841-2-10:2017
Utensili elettrici a motore portatili, utensili elettrici a motore trasportabili ed apparecchi elettrici per il giardinaggio - Sicurezza - Parte 2: Prescrizioni particolari per miscelatori portatili

IEC 62841-2-10:2017
Utensili elettrici a motore portatili, utensili elettrici a motore trasportabili ed apparecchi elettrici per il giardinaggio - Sicurezza - Parte 2: Prescrizioni particolari per miscelatori portatili

EN 62841-3-13:2017
Utensili elettrici a motore portatili, utensili elettrici a motore trasportabili ed apparecchi elettrici per il giardinaggio - Sicurezza - Parte 2: Prescrizioni particolari per trapani trasportabili

IEC 62841-3-13:2017 
Utensili elettrici a motore portatili, utensili elettrici a motore trasportabili ed apparecchi elettrici per il giardinaggio - Sicurezza - Parte 2: Prescrizioni particolari per trapani trasportabili




PRODOTTI DA COSTRUZIONE - CPR 305-2011

La linea guida 17052 dettaglia meglio le modalità per comprendere se un prodotto è da marcare CE o meno, in particolare definisce le condizioni necessarie affinché il prodotto da costruzione sia coperto dallo scopo di applicazione della UNI EN 1090-1.
Tali condizioni sono:

1 - la produzione del prodotto rispetta i requisiti della UNI EN 1090-2 (acciaio) o UNI EN 1090-3 (alluminio)

2 - il prodotto è un "prodotto da costruzione" come definito nel Reg 305/2011, il che significa che:

a - il prodotto viene incorporato in modo permanente nella struttura (edifici o lavori di ingegneria civile) e

b - il prodotto ha funzioni strutturale in relazione alla costruzione, cioè il cedimento del componente influenza l'intera struttura determinando crolli, totali o parziali, e carenze nel rispetto della sicurezza in caso di incendio.

3 - lo standard non si applica nella costruzione di prodotti coperti da altre norme armonizzate o ETA.

I prodotti strutturali da costruzione sono parte di una costruzione portante che è dato dall'assemblaggio  organizzato di parti collegate, progettato per fornire resistenza meccanica e stabilità alle opere. Un modo per identificare  un prodotto strutturale da costruzione è porsi la domanda "Se il prodotto viene rimosso questo ha effetto sulla resistenza e stabilità della struttura o parte della struttura?" se la risposta è si allora il prodotto è un prodotto da costruzione e ricade nell'ambito di applicazione della UNI EN 1090-1.





NR 12 - sicurezza macchine in Brasile -  nuova edizione 2017


NR-12 - SEGURANÇA NO TRABALHO EM MÁQUINAS E EQUIPAMENTOS


Ultimo aggiornamento

MINISTÉRIO DO TRABALHO  GABINETE DO MINISTRO

PORTARIA Nº 873, DE 6 DE JULHO DE 2017

 

Publicação D.O.U.

Portaria MTb n.º 3.214, de 08 de junho de 1978 06/07/78

 

Atualizações D.O.U.

Portaria SSST n.º 12, de 06 de junho de 1983 14/06/83

Portaria SSST n.º 13, de 24 de outubro de 1994 26/10/94

Portaria SSST n.º 25, de 28 de janeiro de 1996 05/12/96

Portaria SSST n.º 04, de 28 de janeiro de 1997 04/03/97

Portaria SIT n.º 197, de 17 de dezembro de 2010 24/12/10

Portaria SIT n.º 293, de 08 de dezembro de 2011 09/12/11

Portaria MTE n.º 1.893, de 09 de dezembro de 2013 11/12/13

Portaria MTE n.º 857, de 25 de junho de 2015 26/06/15

Portaria MTPS n.º 211, de 09 de dezembro de 2015 10/12/15

Portaria MTPS n.º 509, de 29 de abril de 2016 02/05/16

Portaria MTb n.º 1.110, de 21 de setembro de 2016 22/09/16

Portaria MTb n.º 1.111, de 21 de setembro de 2016 22/09/16

 

Notas Técnicas D.O.U.

Nota Técnica DSST/SIT n.º 48/2016

Nota Técnica DSST/SIT n.º 179/2016

Nota Técnica DSST/SIT n.º 253/2016

Nota Técnica DSST/SIT n.º 254/2016

Nota Técnica DSST/SIT n.º 02/2017

 

Instruções Normativas D.O.U.

Instrução Normativa DSST/SIT n.º 129/2017




  MACCHINE A CONTATTO CON I PRODOTTI ALIMENTARI

 

D.Lgs. 29/2017 – articolo 6 – Comunicazione all'autorità sanitaria territorialmente competente

 

Gentili CLIENTI,

 

Vi informiamo che lo scorso 17 luglio le principali Associazioni di costruttori di macchine, hanno ricevuto una comunicazione ufficiale dal Ministero della Salute che fornisce tutte le informazioni necessarie su questo adempimento introdotto dal D.Lgs. 29/2017.

 

La comunicazione va inoltrata al SUAP (Sportello Unico Attività Produttive) competente per territorio, in riferimento alla sede operativa degli stabilimenti dove viene svolta l'attività. Lo Sportello provvederà ad inviare la comunicazione all’Autorità Sanitaria Competente.

L’azienda dovrà inoltrare una comunicazione per ogni sede operativa gestita. Per esempio, se un'azienda ha uno stabilimento di produzione in un Comune e uno in un altro Comune, dovrà inoltrare due comunicazioni, una al SUAP del primo Comune e una al SUAP del secondo Comune.

Nella circolare del Ministero potete trovare il modello da utilizzare per la comunicazione, con alcuni chiarimenti sulla compilazione del modulo stesso. Se avete già provveduto alla comunicazione in altra forma, il Ministero specifica che non deve essere ripetuta e che sarà considerata valida.

Per Vostra comodità inoltriamo il modello del Ministero anche in formato word.

 

Il termine di scadenza per l’invio dei modelli è il 31 luglio 2017.

 

L’obbligo di comunicazione non è in carico ai soli produttori ma a tutti gli operatori economici che svolgono una o più delle seguenti attività riguardanti i materiali e gli oggetti a contatto con gli alimenti (l’aspetto che conta è la sede dello stabilimento dove viene svolta una delle seguenti attività):

·    Produzione in proprio o per conto terzi di:

o  materiali  destinati e oggetti destinati a venire a contatto con alimenti (MOCA) (compresi i pezzi di ricambio)

o  “materie prime” (MP) destinate alla produzione di MOCA (Per le materie plastiche, l'obbligo di comunicazione parte dalla produzione e trasformazione dei polimeri. La produzione delle sostanze per la formazione dei polimeri (additivi, catalizzatori, monomeri ecc.) è esclusa dall'obbligo di comunicazione).

·    Trasformazione di MP (comprende la produzione di MOCA a partire da materie prime adatte al contatto con alimenti. Es. produzione di Tetrapack ® e poliaccoppiati, formatura di vaschette in alluminio a partenza da fogli sottili e laminati, stampaggio a iniezione di bottiglie in PET o altre materie plastiche, stampa di pellicole, carte, cartoni ecc.

·    Assemblaggio: comprende la produzione  di oggetti a contatto con alimenti (OCA) partendo da materie prime adatte al contatto con gli alimenti. Es. produzione macchinari, attrezzature, elettrodomestici...

·    Deposito ingrosso:  comprende la sola attività di stoccaggio e vendita all’ingrosso di MOCA

·    Distribuzione all'ingrosso: comprende gli OE che svolgono attività di distribuzione all'ingrosso di MP o MOCA (destinati ad altri OE o altre imprese alimentari) anche attraverso forme di commercio tipo e-commerce.

·    Sono esclusi solo gli stabilimenti in cui si svolge esclusivamente attività di distribuzione al consumatore finale.

Inoltre in relazione al D.Lgs. 29/2017 – articolo 6 comma 7 sono previste delle sanzioni nel caso in cui non si implementino delle procedure relative al controllo del processo (cfr. Regolamento europeo 2023/2006, articolo 6 e 7).

 

Il ns Studio ha definito un opportuno processo per l’implementazione del controllo del processo e l’esecuzione delle prove di migrazione.

 

In caso d’interesse prendere contatti con la ns segreteria, inviandoci l’elenco della tipologia delle macchine immesse sul mercato e per ognuna di essa, l’elenco dei materiali (acciaio, gomma, etc…) destinata al contatto con gli alimenti.




  MACCHINE / ATTREZZATURE DI LAVORO IN SERVIZIO - analisi dei rischi

 

LE 6 FASI DELLA SICUREZZA

1.     MAPPATURA

2.     AUDIT

3.     VALUTAZIONE

4.     GESTIONE DEL TRANSITORIO

5.     ADEGUAMENTO

6.     GESTIONE DEL CAMBIAMENTO

 

1) MAPPATURA

Censimento per conoscere le attrezzature di lavoro, le loro caratteristiche ed energie, e nel quale raccogliere i dati utili tra cui:

·        Identificazione: dati anagrafici, dati tecnici, presenza documentazione, anno, marcatura CE, ecc.

·        Forme di energia presenti: elettrica, aria compressa, oleodinamica, termica etc..

·        Dispositivi di sicurezza / isolamento

·        Residui di processo etc..

In questa fase si identificheranno le varie casistiche che possono verificarsi: es. macchine che hanno subito modifiche sostanziali, macchine autocostruite, marcate CE o meno, impianti, insiemi di macchine…

 

 

2) AUDIT (verifica livello di conformità)

Verifica del livello di conformità rispetto ai requisiti minimi di sicurezza (es. vizi palesi con riferimento alla direttiva 2006/42/CE per macchine CE, Allegato V D.Lgs. 81/08 per quelle non CE). Non si tratta di un’analisi del rischio puntuale volta a definire le misure di adeguamento eventualmente necessarie, quanto di una fase necessaria a dare una priorità di intervento per un possibile piano di adeguamento.

 

 

3) VALUTAZIONE DEI RISCHI PER SINGOLA MACCHINA/ATTREZZATURA

Condurre sulle macchine/attrezzature un’analisi di dettaglio per singola macchina. Essa va condotta sui vizi palesi con riferimento ai RES delle direttive europee per quelle marcate CE (per es. macchine 2006/42/CE) o ai requisiti minimi dell’Allegato V per quelle ante CE. Vanno considerati i rischi presenti durante tutte le diverse fasi di utilizzo di una macchina/attrezzatura: uso normale o produzione, manutenzione, attrezzaggio o pulizia, ecc.

Tale fase termina con la definizione delle misure di adeguamento.

 

 

4) GESTIONE DEL TRANSITORIO

Spesso non è possibile eseguire un piano di adeguamento sull’intero parco macchine/attrezzature. La disponibilità finita di risorse richiede la stesura di piani di miglioramento anche pluriennali;  ciò richiede comunque di attuare interventi immediati per la gestione del rischio nel periodo transitorio tra cui:

·        procedure

·        messa fuori servizio

·        formazione

·        ecc…

 

 

5) PROGETTAZIONE E REALIZZAZIONE DI INTERVENTI DI ADEGUAMENTO

In base alle priorità, l’azienda interviene con la PROGETTAZIONE in condivisione con gli operatori e la realizzazione INTERVENTI DI ADEGUAMENTO.

 

 

6) GESTIONE DEL CAMBIAMENTO

Gli interventi effettuati sulle attrezzature di lavoro possono comportare dei cambiamenti: installazione di protezioni, nuovi attuatori di comando, nuove modalità di accesso alle zone pericolose, ecc… 

La corretta gestione delle modifiche/adeguamenti comprende:

·        redazione istruzioni e/o procedure specifiche

·        revisione schemi a corredo dell’attrezzatura

·        formazione e addestramento degli addetti sui rischi residui e sull’utilizzo della attrezzatura

·        aggiornamento DVR

·       aggiornamento piano di manutenzione. Fa parte integrante di una corretta gestione delle attrezzature la verifica registrata di efficienza dei dispositivi con funzione di sicurezza (es. arresti di emergenza, finecorsa di interblocco, barriere ottiche)

 




Tutte le Comunicazioni delle norme armonizzate per Direttiva/Regolamento CE/UE aggiornate quotidianamente.

Agg. 28.03.2017

n.

Prodotto

Direttiva

Recepimento    

Norme 

Data

01

Prodotti da costruzione (Abrogata)

89/106/CEE

D.P.R. 246/1993

2013C 186-02

28.06.2013

02

Dispositivi Protezione Individuale DPI
Dispositivi Protezione Individuale DPI (nuovo)

89/686/CEE
Reg. (UE) 2016/425

D.Lgs. 475/1992
N.P.

2016C 332-02
---

09.09.2016
---

03

Dispositivi medici impiantabili attivi

90/385/CEE

D.Lgs. 507/1992

2016C 173-02

13.05.2016

04

Caldaie ad acqua calda

92/42/CEE

D.P.R. 660/1996

---

---

05

Esplosivi per uso civile
Esplosivi per uso civile (nuova)

93/15/CEE
2014/28/UE

D.Lgs. 7/1997
D. Lgs. 81/2016

2006C 221-02

 

14.09.2006

06

Dispositivi medici MD

93/42/CEE

D. Lgs. 46/1997

2016C 173-03

13.05.2016

07

ATEX
ATEX (nuova)

94/9/CE
2014/34/UE

D.P.R. 126/1998
D. Lgs. 85/2016

2016C 126-01
2016C 293-04

08.04.2016
12.08.2016

08

Imbarcazioni da diporto

2013/53/UE
94/25/CE

D.Lgs. 5/2016
D.Lgs. 436/96

2016C 332-04
2016C 174-03

09.09.2016
14.05.2016

09

Ascensori
Ascensori (nuova)

95/16/CE
2014/33/UE

D.P.R. 162/1999
---

2015C 412-02
2016C 293-05

11.12.2015
12.08.2016

10

Attrezzature a pressione PED
Attrezzature a pressione PED (nuova)

97/23/CE
2014/68/UE

D.Lgs. 93/2000
D.Lgs. 26/2016

2014C 313-02
2016C 293-01

12.09.2014
12.08.2016

11

Dispositivi medico-diagnostici in vitro

98/79/CE

D.Lgs. 332/2000

2016C 173-04

13.05.2016

12

R&TTE
RED (nuova)

99/5/CE
2014/53/UE

D.Lgs. 269/01
D. Lgs. 128/2016

2016C 249-01
2017C 076-04

08.07.2016
10.03.2017

13

Impianti a fune trasporto persone
Impianti a fune trasporto persone (nuova)

2000/9/CE
Reg. (UE) 2016/424

D.Lgs. 210/2003
N.P.

2015C 412-04
-
--

11.12.2015
---

14

Strumenti di misura MID
Strumenti di misura MID (nuova)

2004/22/CE
2014/32/UE

D.Lgs. 22/2007
D.Lgs. 84/2016

2014C 76-01
---

14.03.2014
---

15

Compatibilità elettromagnetica EMC
Compatibilità elettromagnetica EMC (nuova)

2004/108/CE
2014/30/UE

D.Lgs. 194/2007
D. Lgs. 80/2016

2015C 014-01
2016C 293-03

16.01.2015
12.08.2016

16

Macchine

2006/42/CE

D. Lgs. 17/2010

2016C 332-01

09.09.2016

17

Materiale elettrico bassa tensione BT
Materiale elettrico bassa tensione BT (nuova)

2006/95/CE
2014/35/UE

L. 791/1977
D. Lgs. 86/2016

2016C 124-03
2016C 249-03

08.04.2016
08.07.2016

18

Articoli pirotecnici

2013/29/UE

D.Lgs 123/2015

2013C 136-06

15.05.2013

19

Strumenti per pesare a fun. non aut.
Strumenti per pesare a fun. non aut. (nuova)

2009/23/CE
2014/31/UE

---
D. Lgs. 83/2016

2016C 014-02
---

15.01.2016
---

20

Giocattoli

2009/48/CE

D.Lgs. 54/2011

2015C 378-01

13.11.2015

21

Recipienti semplici a pressione SPV
Recipienti semplici a pressione SPV (nuova)

2009/105/CE
2014/29/UE

D.Lgs. 311/1991
D. Lgs. 82/2016

2014C 8-03
2016C 138-02

11.01.2014
20.04.2016

22

Attrezzature a pressione trasportabili TPED

2010/35/UE

D. Lgs. 78/2012

---

---

23

Ecodesign ERP (Energy Related Products)

2009/125/CE

D.Lgs. 15/2011

2017/C 044-01

10.02.2017

 

Ecodesidn EuP (Energy-using Products)

2005/32/CE

D.Lgs. 201/2007

2016C 460/01

09/12/2016

24

Apparecchi a gas
Apparecchi a gas (nuovo)

2009/142/CE
Reg. (UE) 2016/426

D.P.R. 661/1996
N.P.

2010C 118-01
---   

07.05.2010
---

25

RoHS II

2011/65/UE

D.Lgs. 27/2014

---

---

26

Sicurezza generale Prodotti

2001/95/CE

D.Lgs. 172/2004

2015C 335-01

09.10.2015

27

Prodotti Costruzione CPR - Norme

305/2011

Reg. 305/2011

2017C 076-05

10.03.2017

 

Prodotti Costruzione CPR - Documenti EAD

305/2011

Reg. 305/2011

2017C 010-01

13.01.2017

28

Pesticidi

2009/128/CE

D. Lgs. 50/2012

2015C 196-02

12.06.2015

29

Equipaggiamento marino (marcatura Spec.)

2014/93/UE

Dec. 31.07.2015

IMO

 

30

Emissione acustica ambientale macchine

2000/14/CE

D.Lgs 262/2002

---

---

31

Normativa Unione sull'armonizzazione

NQN

---

2017C 076-03

10.03.2017

32

Regolamento REACH

Reg. 1907/2006

---

2017C 010-02

13.01.2017

33

Sistema interoperabilità ferroviario

2008/57/CE

 

2016C 249-04

08.06.2016



  Riconoscimento del  "Certificato di Prova" del laboratorio Cinese

Sovente l’Agenzia delle dogane non riconosce i test report di laboratori anche famosi senza la firma di un  responsabile tecnico europeo.
Il nuovo Manuale Procedurale per i Controlli Doganali emesso dalla Agenzia delle Dogane ed in vigore dal Gennaio 2010, richiede quanto segue:  

"Il rapporto di prova emesso da un laboratorio avente sede in un Paese Terzo può essere riconosciuto valido se il laboratorio è sede secondaria di un laboratorio europeo e se il rapporto di prova rilasciato dal laboratorio extra europeo è sottoscritto dal Responsabile tecnico o Direttore tecnico del laboratorio avente sede nell‟Unione europea

Le norme europee vigenti ci permettono di dimostrare che un laboratorio con sede in Cina e accreditato CNAS è automaticamente riconosciuto come accreditato ACCREDIA e quindi valido in Italia.  
Difatti esiste il mutuo riconoscimento tra ITALIA e CINA in questo ambito.  
La normativa europea delega all’importatore la responsabilità totale del prodotto come se fosse il fabbricante e quindi può scegliere una autonomia il laboratorio di sua fiducia in CINA che segua quanto previsto delle relative direttive di prodotto.

A titolo esemplificativo, quando un prodotto deve essere sottoposto ad una procedura con cui un ente notificato esamina dei campioni e ne verifica la conformità alla norma armonizzata e successivamente controlla periodicamente la produzione del vostro fornitore secondo un manuale FPC previsto dal CPR 305/2011. Questo può essere tranquillamente fatto da un ente accreditato CNAS in Cina.  Sul prodotto comparirà la Marcatura CE con il numero dell’ente notificato che effettua questo audit annualmente. Se il fornitore è d’accordo, potete pure apporre il vostro nome sul prodotto


 





  IEC 60812: la tecnica FMEA - Analisi modi di guasto e loro effetti

La tecnica FMEA è specificata nella norma IEC 60812 "Tecniche di analisi per l’affidabilità dei sistemi - Procedura per l’analisi dei modi di guasto e dei loro effetti (FMEA)".

FMEA (Failure Mode Effects Analysis) di derivazione aereonautica, automotive e medicale consente di approcciare l’analisi dei rischi di un prodotto o di un processo (nuovo o modificato) correlandola a indici relativi e specificando contromisure che riducono progressivamente l’indice globale di rischio dell’intero progetto di un prodotto o di un processo produttivo. 
La tecnica si applica a qualsiasi settore merceologico, incluso quello dei servizi.

FMEA/FMECA

Con l'FMEA viene effettuata un’analisi di tipo qualitativo dei singoli componenti di un sistema per determinarne: i “failure mode” (inconvenienti) e gli “effects” (effetti) sul sistema. 

FMECA, Failure Mode and Effect Criticality Analisys (“Analisi critica dei modi di guasto/errore e dei loro effetti”) aggiunge un percorso di valutazione orientato all’assunzione di decisioni operative coerenti.

La FMEA è un’analisi di tipo qualitativo
, la FMECA aggiunge valenze quantitative.

Nell’uso, ormai, quando si parla di FMEA si intende la FMECA.



PROCESSO

Analisi qualitativa 
Per prima deve essere descritto il corretto svolgimento delle attività necessarie a realizzare il servizio o il corretto funzionamento del bene. In riferimento a ciò vengono elencati: 
- tutti i possibili modi di errore/guasto, 
- i loro effetti, 
- le cause potenziali. 

L’analisi qualitativa (FMEA propriamente detta) termina a questo punto, si valutano le criticità (analisi quantitativa).

Analisi quantitativa 
I tre elementi analizzati sono presi in considerazione associandovi un giudizio di valore su criteri predefiniti, che permetterà di calcolare un indice di priorità del rischio (IPR).
Vengono considerate: 
- la probabilità che si verifichi la causa del modo di errore/guasto (e quindi del guasto); 
- la gravità degli effetti dell’errore/guasto; 
- la rilevabilità dell’errore/guasto.



  IEC 60204-1:2016 disponibile la versione 6.0

Disponibile sul sito di IEC la nuova norma IEC 60204-1:2016 sugli equipaggiamenti elettrici di macchine Ed. 6.0 2016

Il processo di armonizzazione prevede ora il passaggio al CENELEC per EN 60204-1:XXXX

PRINCIPALI NOVITA':
·        nuovi requisiti riguardanti alimentazione elettrica, ambiente circostante e compatibilità elettromagnetica (EMC)
·        nuovi requisiti riguardanti modalità di collegamento e requisiti dei dispositivi di sezionamento
·        nuovi requisiti riguardanti protezione contro le tensioni residue e su protezione mediante interruzione automatica dell’alimentazione
·        nuovi requisiti riguardanti protezioni di sovracorrente e per la determinazione della corrente di corto circuito
·        nuovi requisiti riguardanti terminologia e installazione di apparecchi con elevate dispersioni verso terra
·        nuovi requisiti riguardanti comandi senza fili, arresto di emergenza, realizzazione circuiti aventi funzioni di sicurezza, protezione contro il malfunzionamento dei circuiti di controllo
·        nuovi requisiti riguardanti simboli per dispositivi di comando (alimentazione e funzionamento macchina)
·        nuovi requisiti riguardanti effetti del riscaldamento
·        nuovi requisiti riguardanti prevenzione delle correnti parassite
·        nuovi requisiti riguardanti protezione delle prese di servizio
·        nuovi requisiti riguardanti marcatura involucri dell’equipaggiamento elettrico
·        nuovi requisiti riguardanti contenuti e forma della documentazione tecnica
·        nuovi requisiti riguardanti le prove di sicurezza elettrica
·        Nuove specifiche sull’applicazione dei PDS (Power Drive Systems, per esempio inverter)



MACCHINE VERSO LA TURCHIA


LA TURCHIA PUR NON FACENTE PARTE DELL'UNIONE EUROPEA DAL 2006 HA DEFINITIVAMENTE SOTTOSCRITTO DEGLI ACCORDI CONTRATTUALI CON I QUALI S'IMPEGNA A GARANTIRE LA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE MERCI QUALI MACCHINE. (SI VEDA LA LINEA GUIDA BLU EMESSA DALLA COMMISSIONE EUROPEA E PUBBLICATA NELLA GAZZETTA DELL'UNIONE EUROPEA.

PERTANTO LE MACCHINE, NON RIENTRANTI IN ALLEGATO IV DELLA DIRETTIVA MACCHINE, POSSONO ESSERE REGOLARMENTE IMMESSE NEL MERCATO TURCO SENZA LIMITAZIONI OD OSTACOLI DA PARTE DI ENTITA' DEL COMMERCIO ESTERO TURCO.

LINK DA CUI SCARICARE LA GUIDA ANCHE IN INGLESE (VEDERE PARAGRAFO N. 2.4.8)
http://ec.europa.eu/growth/tools-databases/newsroom/cf/itemdetail.cfm?item_id=7326 

CERTIFICATO  A.TR.

L’A.TR è un certificato previsto dall'accordo Unione Europea/Turchia, emesso a richiesta dell'operatore per attestare che la merce descritta nel modulo è in libera circolazione, cioè in esenzione dai dazi doganali a destinazione.

L'esenzione vale per le spedizioni dall'Unione Europea verso la Turchia ed anche dalla Turchia verso l'Unione Europea.

Non si applica ai prodotti agricoli e a quelli appartenenti alla Comunità europea del carbone e dell'acciaio.

L’A.TR non è un documento obbligatorio, è necessario solo se l'importatore lo richiede per usufruire dell’esenzione daziaria.

Viene rilasciato dalle autorità doganali ai sensi del codice doganale comunitario.

Ha una validità di quattro mesi dalla data di rilascio nel paese di esportazione e deve essere presentato entro tale termine alle autorità doganali turche.




  Robots and robotic devices — Collaborative robots - ISO/TS 15066:2016

È stata pubblicata la specifica tecnica ISO/TS 15066:2016 “Robots and robotic devices – Collaborative robots”.

Per robot collaborativo si intende un robot che opera condividendo lo spazio di lavoro con un operatore umano.

Questo documento definisce i criteri per la valutazione dei rischi generati dall’utilizzo di robot collaborativi e le misure di protezione che devono essere adottate.

Pur non essendo una norma, e quindi non potendo essere armonizzata ai sensi della direttiva macchine, la specifica tecnica ISO/TS 15066 definisce lo stato dell’arte attuale per la progettazione e realizzazione di sistemi robotici collaborativi.

1 Scope

This Technical Specification specifies safety requirements for collaborative industrial robot systems and the work environment, and supplements the requirements and guidance on collaborative industrial robot operation given in ISO 10218-1 and ISO 10218-2.

This Technical Specification applies to industrial robot systems as described in ISO 10218-1 and ISO 10218-2. It does not apply to non-industrial robots, although the safety principles presented can be useful to other areas of robotics.

 

3 Terms and definitions

collaborative operation - state in which a purposely designed robot system and an operator work within a collaborative workspace

collaborative workspace - space within the operating space where the robot system (including the workpiece) and a human can perform tasks concurrently during production operation




 

Collaborative operations

Collaborative operations may include one or more of the following methods:

a) safety-rated monitored stop;

b) hand guiding;

c) speed and separation monitoring;

d) power and force limiting.

 

5.5.2 Safety-rated monitored stop

In this method, the safety-rated monitored stop robot feature is used to cease robot motion in the collaborative workspace before an operator enters the collaborative workspace to interact with the robot system and complete a task (e.g. loading a part onto the end-effector).
If there is no operator in the collaborative workspace, the robot may operate non-collaboratively. When the robot system is in the collaborative workspace, the safety-rated monitored function is active and robot motion is stopped, the operator is permitted to enter the collaborative workspace. Robot system motion can resume without any additional intervention only after the operator has exited the collaborative workspace.

 

5.5.3 Hand guiding

In this method of operation, an operator uses a hand-operated device to transmit motion commands to the robot system.
Before the operator is permitted to enter the collaborative workspace and conduct the hand-guiding task, the robot achieves a safety-rated monitored stop (see
5.5.2).
The task is carried out by manually actuating guiding devices located at or near the robot end-effector.
Robot systems used for hand guiding can be equipped with additional features, such as force amplification, virtual safety zones or tracking technologies.
If the requirements of 5.5.5 are fulfilled in a hand guiding task, then the requirements of 5.5.3 do not apply.

 

5.5.4 Speed and separation monitoring

In this method of operation, the robot system and operator may move concurrently in the collaborative workspace.
Risk reduction is achieved by maintaining at least the protective separation distance between operator and robot at all times.
During robot motion, the robot system never gets closer to the operator than the protective separation distance.
When the separation distance decreases to a value below the protective separation distance, the robot system stops.
When the operator moves away from the robot system, the robot system can resume motion automatically according to the requirements of this clause while maintaining at least the protective separation distance.
When the robot system reduces its speed, the protective separation distance decreases correspondingly.

 

5.5.5 Power and force limiting

In this method of operation, physical contact between the robot system (including the workpiece) and an operator can occur either intentionally or unintentionally.
Power and force limited collaborative operation requires robot systems specifically designed for this particular type of operation.
Risk reduction is achieved, either through inherently safe means in the robot or through a safety-related control system, by keeping hazards associated with the robot system below threshold limit values that are determined during the risk assessment.
A means to establish the threshold limits values is outlined in
Annex A.





  Motori elettrici da 0,75 a 375 kW: Classe IE3 dal 1 Gennaio 2017

Dal 1 Gennaio 2017 i motori elettrici (potenza da 0,75 a 375 kW), in accordo con il Regolamento (CE) 640/2009, dovranno avere Classe di efficienza IE3 o IE2 (con inverter).

Il Regolamento CE 640/2009 si applica a motori elettrici così come definiti all’Articolo 2, comma 1 ovvero a motori trifase 2, 4 e 6 poli a singola velocità, con potenze da 0,75 kW a 375 kW compresi, tensione fino a 1000 V e con la capacità di operare in servizio continuo.
Sono esplicitamente esclusi (Articolo 1, comma 2) dal campo di applicazione i motori progettati per funzionare interamente immersi in un liquido e i motori completamente integrati in un prodotto per i quali non è possibile testare le prestazioni energetiche autonomamente dal prodotto. Sono inoltre esclusi i motori per applicazioni speciali (es. motori per ambienti ATEX e motori auto frenanti).

Le nuove classi di efficienza

Le nuove classi IE definite dalla nuova norma IEC 60034-30:2008 si basano sul metodo di prova IEC 60034-2-1 del Settembre 2007.

Sulla base dello stesso criterio della precedente norma, vengono individuate delle differenti classi:

IE1 = rendimento standard

IE2 = alto rendimento

IE3 = Premium Efficiency

I livelli di rendimento in accordo alla 60034-30:2008 devono essere misurati con l'applicazione del metodo specificato nella norma IEC 60034-2-1 e sono riportati tali e quali nell’Allegato I del Regolamento 640/2009/CE per le sole classi IE2 e IE3.

Con il nuovo Standard EN 50598-2, vengono definiti i Requisiti e limiti dei sistemi elettrici di azionamento (PDS) attraverso le classi IES (International Efficiency of Systems IS0/IES1/IS2), in questo modo è possibile determinare la classificazione di efficienza energetica/valutazione dell’insieme motore-sistema elettrico di azionamento.

La gamma media è IES1 e sistemi che non raggiungono il valore minimo di IES1 sono classificate come IES0, i sistemi più efficienti, con valori del 20% sopra IES1, sono identificati come IES2.

Questo nuovo standard aiuterà anche agli utenti finali in valutazioni più accurate.

Gli obblighi temporali

Il Regolamento prevede 3 step di applicazione:

1. 16 Giugno 2011 - Fase 1: tutti i motori dovranno avere come livello minimo di efficienza IE2.

2. 01 Gennaio 2015 - Fase 2: i motori con potenza da 7,5 a 375 kW dovranno avere efficienza IE3, o IE2 nel caso il motore sia alimentato da inverter.

3. 01 Gennaio 2017 - Fase 3: i motori con potenza da 0,75 a 375 kW dovranno avere efficienza IE3, o IE2 nel caso il motore sia alimentato da inverter.

REGOLAMENTO (CE) N. 640/2009 DELLA COMMISSIONE del 22 luglio 2009 recante modalità di applicazione della direttiva 2005/32/CE del Parlamento europeo e del Consiglio in merito alle specifiche per la progettazione ecocompatibile dei motori elettrici.






  Pacchetto di misure noto come "Nuovo Quadro Normativo" (NQN)

Le misure sono intese a rafforzare e modernizzare le condizioni per l'immissione sul mercato dell'UE di una vasta gamma di prodotti industriali.

I testi giuridici pubblicati nella GUUE sono:

Il regolamento (CE) n 765/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 luglio 2008 che pone norme in materia di accreditamento e vigilanza del mercato per quanto riguarda la commercializzazione dei prodotti e che abroga il regolamento (CEE) n 339/93.

Il regolamento (CE) n 764/2008 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 luglio 2008 , che stabilisce procedure relative all'applicazione di determinate regole tecniche nazionali a prodotti legalmente commercializzati in un altro Stato membro e che abroga la decisione 3052/95/CE.

La Decisione 768/2008/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 9 luglio 2008 relativa a un quadro comune per la commercializzazione dei prodotti e che abroga la decisione 93/465/CEE del Consiglio.

Allineamenti al 30 Settembre 2016

L'allineamento della legislazione sui prodotti alla data del 30 Settembre 2016 è la seguente:

Direttiva

Recepimento
Direttiva Bassa Tensione  2014/35/UE D. Lgs. 81/2016
Direttiva Compatibilità Elettromagnetica  2014/30/UE D. Lgs. 80/2016
Direttiva ATEX  2014/34/UE D. Lgs. 85/2016
Direttiva Ascensori  2014/33/UE in corso
Direttiva Recipienti Semplici a Pressione  2014/29/UE D. Lgs. 82/2016
Direttiva Strumenti di misura  2014/32/UE D. Lgs. 84/2016
Direttiva sugli strumenti per pesare non automatici  2014/31/UE D. Lgs. 83/2016
Direttiva Esplosivi uso civile  2014/28/UE D. Lgs. 81/2016
Direttiva RED  2014/53/UE D. Lgs. 128/2016


Inoltre, la legislazione, è stata allineata nelle aree di:

Direttiva

Recepimento
Direttiva Attrezzature a Pressione 2014/68/UE D. Lgs. 26/2016
     


 





NUOVO ELENCO DELLE NORME ARMONIZZATE AI SENSI DELLA DIRETTIVA MACCHINE 2006/42/CE - Comunicazione 2016/C 332/01 del 09 Settembre 2016

Pubblicazione del 09.09.2016:
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Comunicazione della Commissione nell'ambito dell’applicazione della direttiva 2006/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa alle macchine e che modifica la direttiva 95/16/CE. (Testo rilevante ai fini del SEE)

Prime pubblicazioni in evidenza:

EN ISO 14122-1:2016
Sicurezza del macchinario — Mezzi di accesso permanenti al macchinario — Parte 1: Scelta di un mezzo di accesso fisso tra due livelli (ISO 14122-1:2016)

EN ISO 14122-2:2016
Sicurezza del macchinario — Mezzi di accesso permanenti al macchinario — Parte 2: Piattaforme di lavoro e corridoi di passaggio (ISO 14122- 2:2016)

EN ISO 14122-3:2016
Sicurezza del macchinario — Mezzi di accesso permanenti al macchinario — Parte 3: Scale, scale a castello e parapetti (ISO 14122-3:2016)

EN ISO 14122-4:2016
Sicurezza del macchinario — Mezzi di accesso permanenti al macchinario — Parte 4: Scale fisse (ISO 14122-4:2016)

EN ISO 19353:2016
Sicurezza del macchinario — Prevenzione e protezione contro l’incendio (ISO 19353:2015)

EN ISO 4254-14:2016
Macchine agricole — Sicurezza — Parte 14: Fasciatrici per balle di foraggio (ISO 4254- 14:2016)

EN ISO 8528-13:2016
Motore alternativo a combustione interna che aziona gruppi elettrogeni a corrente alternata — Parte 13: Sicurezza (ISO 8528-13:2016)

EN ISO 11145:2016
Ottica e fotonica — Laser e sistemi laser — Vocabolario e simboli (ISO 11145:2016)

EN ISO 11850:2011/A1:2016

EN 16743:2016
Macchine per l'industria alimentare — Macchine affettatrici industriali automatiche — Requisiti di sicurezza e di igiene

EN 16774:2016
Sicurezza del macchinario — Requisiti di sicurezza per convertitori di acciaio e relative attrezzature

EN ISO 17916:2016
Sicurezza delle macchine per il taglio termico (ISO 17916:2016)

EN ISO 20361:2015
Pompe e gruppi di pompaggio per liquidi — Procedura per prove di rumorosità — Classi di accuratezza 2 e 3 (ISO 20361:2015)

EN 60335-2-89:2010 A
pparecchi elettrici d'uso domestico e similare — Sicurezza — Parte 2: Norme particolari per apparecchi per la refrigerazione commerciale comprendenti un'unità di condensazione del fluido frigorifero, o un compressore, incorporato o remoto

EN 60335-2-102:2016
Sicurezza degli apparecchi elettrici d'uso domestico e similare — Parte 2: Norme particolari per apparecchi aventi bruciatori a gas, gasolio e combustibile solido provvisti di connessioni elettriche

EN 62841-2-11:2016
Utensili elettrici a motore portatili, utensili elettrici a motore trasportabili ed apparecchi elettrici per il giardinaggio — Sicurezza — Parte 2-11: Prescrizioni particolari per seghe alternative portatili (seghetti e seghe universali)





Radiazioni emesse dal macchinario

EN 12198-1
Valutazione e riduzione dei rischi generati dalle radiazioni emesse dal macchinario
Principi generali


EN 12198-2
Valutazione e riduzione dei rischi generati dalle radiazioni emesse dal macchinario
Procedura di misurazione dell’emissione di radiazione


EN 12198-3
Valutazione e riduzione dei rischi generati dalle radiazioni emesse dal macchinario
Riduzione della radiazione per attenuazione o schermatura


I macchinari alimentati da corrente elettrica oppure contenenti sorgenti di radiazioni possono emettere radiazioni o generare campi elettrici e/o magnetici. 
I campi e le emissioni di radiazioni variano in frequenza e in grandezza.

1. Classificazione delle radiazioni in base alla frequenza e alla lunghezza d'onda

Ai fini della presente norma, la classificazione delle radiazioni in base alla frequenza e alla lunghezza d'onda o energia è fornita nel prospetto seguente.

Natura

Tipo

Frequenza/lunghezza d'onda

Campi elettrici e/o magnetici
Onde elettromagnetiche
Radiazione ottica
Radiazione ottica
Radiazione ottica

Frequenza bassa ed estremamente bassa
Radiofrequenza
Infrarossa
Visibile
Ultravioletta

0 < f < 30 kHz
30 kHz < f < 300 GHz
1 mm > λ > 780 nm
780 nm > λ > 380 nm
380 nm > λ > 100 nm

     

f = frequenza
λ = lunghezza d'onda.

   

Nota 
Gli intervalli sopra specificati relativi alla frequenza e alla lunghezza d'onda delle radiazioni possono essere diversi in altri documenti riguardanti le radiazioni.

2. Caratteristiche delle emissioni di radiazioni

Le emissioni di radiazioni possono inoltre essere caratterizzate dalla loro intensità, durata, frequenza, distribuzione spaziale e spettrale, per esempio:

- onda continua;
- modulata, a impulsi;
- a banda larga (copre varie frequenze);
- con spettro continuo o discreto (spettro a righe);
- caratteristiche geometriche;
- coerente, non coerente;
- polarizzazione.

3. Categorie di emissioni

Categoria 1
Il fabbricante deve specificare, nelle informazioni per l'utilizzo, le misure di protezione appropriate che devono essere prese, considerando le caratteristiche tecniche della macchina e le informazioni sui livelli di emissione di radiazioni rimanenti in diverse aree attorno alla macchina.

Categoria 2
Le misure di protezione sono necessarie. L'individuazione di quali misure di protezione siano necessarie dipende dal livello di emissione, da come è impiegata la macchina e da altri fattori. Devono essere fornite informazioni sui pericoli, sui rischi e sugli effetti secondari. 
L'addestramento può essere necessario.
Quando una norma di tipo C per tipi o gruppi particolari di macchine è in fase di elaborazione, essa deve includere le misure di protezione necessarie.

4. Marcatura

Le macchine rientranti nelle categorie 1 e 2 devono essere marcate.

La marcatura consiste in:
- un segnale di sicurezza che rappresenta il tipo di emissione di radiazione (campo magnetico, elettromagnetico, radiazione ottica).
- Il numero di categoria (categoria 1 o categoria 2).
- Il numero della presente norma: EN 12198.





Pubblicati 7 Decreti attuativi nuove Direttive di Prodotto: BT, EMC, ATEX, SPV, MID, ecc

In Gazzetta Ufficiale SO n. 121 del 25 Maggio 2016 pubblicati i Decreti attuativi delle nuove Direttive di Prodotto:

Decreto Legislativo 18 maggio 2016 n. 80 | EMC
Decreto Legislativo 19 maggio 2016, n. 81 | Esplosivi Uso Civile
Decreto Legislativo 19 maggio 2016, n. 82 | Recipienti semplici a pressione
Decreto Legislativo 19 maggio 2016, n. 83 | Strumenti pesare
Decreto Legislativo 19 maggio 2016, n. 84 | Strumenti misura
Decreto Legislativo 19 maggio 2016, n. 85 | ATEX
Decreto Legislativo 19 maggio 2016, n. 86 | Bassa  Tensione




NUOVO ELENCO DELLE NORME ARMONIZZATE AI SENSI DELLA DIRETTIVA MACCHINE 2006/42/CE - 13.05.2016

Pubblicazione del 13.05.2016:
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Di seguito si riportano quelle di prima pubblicazione; la data di applicazione è indicata nel file da scaricare.

EN ISO 13849-1:2015 Sicurezza del macchinario - Parti dei sistemi di comando legate alla sicurezza - Parte 1: Principi generali per la progettazione (ISO 13849- 1:2015) (Entra in vigore 30.06.2016)

EN ISO 13850:2015 Sicurezza del macchinario - Funzione di arresto di emergenza - Principi di progettazione (ISO 13850:2015) (Entra in vigore 31.05.2016)

EN ISO 14120:2015 Sicurezza del macchinario - Ripari - Requisiti generali per la progettazione e la costruzione di ripari fissi e mobili (ISO 14120:2015) (Entra in vigore 31.05.2016)

EN ISO 14123-1:2015 Sicurezza del macchinario - Riduzione dei rischi per la salute derivanti da sostanze pericolose emesse dalle macchine - Parte 1: Principi e specifiche per fabbricanti di macchine (ISO 14123-1:2015) (Entra in vigore 31.05.2016)

EN ISO 14123-2:2015 Sicurezza del macchinario - Riduzione dei rischi per la salute derivanti da sostanze pericolose emesse dalle macchine - Parte 2: Metodologia per la definizione delle procedure di verifica (ISO 14123-2:2015) (Entra in vigore 30.06.2016)

EN 1539:2015 Essiccatoi e forni nei quali si sviluppano sostanze infiammabili - Requisiti di sicurezza

EN 1570-1:2011+A1:2014 Requisiti di sicurezza per piattaforme elevabili - Parte 1: Piattaforme elevabili fino a due livelli fissi di sbarco (Entra in vigore 13.05.2016)

EN 1808:2015 Requisiti di sicurezza per le piattaforme sospese a livelli variabili - Progettazione strutturale, criteri di stabilità, costruzione - Esami e prove (Entra in vigore 13.05.2016)

EN 1870-17:2012+A1:2015 Sicurezza delle macchine per la lavorazione del legno - Seghe circolari - Parte 17: Troncatrici manuali a taglio orizzontale con una sola unità di taglio (seghe radiali manuali) (Entra in vigore 13.05.2016)

EN ISO 3266:2010/A1:2015

EN ISO 3691-6:2015 Carrelli industriali - Requisiti di sicurezza e verifiche - Parte 6: Carrelli trasportatori per carichi e persone (ISO 3691-6:2013)

EN ISO 4254-1:2015 Macchine agricole - Sicurezza - Parte 1: Requisiti generali (ISO 4254-1:2013)

EN 12779:2015 Sicurezza delle macchine per la lavorazione del legno - Sistemi fissi di estrazione di trucioli e polveri - Requisiti di sicurezza (Entra in vigore 31.05.2016)

EN 13020:2015 Macchine per il trattamento della superficie stradale - Requisiti di sicurezza (Entra in vigore 31.05.2016)

EN 14973:2015 Nastri trasportatori per utilizzo in installazioni sotterranee - Requisiti di sicurezza elettrica e di protezione contro l’infiammabilità (Entra in vigore 31.05.2016)

EN 15503:2009+A2:2015 Macchine da giardinaggio - Soffiatori, aspiratori e aspiratori-soffiatori da giardinaggio - Sicurezza

EN ISO 16089:2015 Macchine utensili - Sicurezza - Rettificatrici fisse (ISO 16089:2015)

EN ISO 28927-8:2009/A1:2015

EN 60335-2-8:2015 Sicurezza degli apparecchi elettrici d’uso domestico e similare - Parte 2: Norme particolari per rasoi, taglia capelli e apparecchi elettrici analoghi IEC 60335-2-8:2012 (Modificata)

EN 60745-2-3:2011/A13:2015

EN 62841-2-14:2015 Utensili elettrici a motore portatili, utensili elettrici a motore trasportabili ed apparecchi elettrici per il giardinaggio - Sicurezza - Parte 2-14: Prescrizioni particolari per pialle portatili IEC 62841-2-14:2015 (Modificata)

EN 62841-3-9:2015 Sicurezza degli utensili elettrici a motore portatili, trasportabili ed apparecchi per giardinaggio - Parte 3-9: Requisiti particolari per troncatrici trasportabili IEC 62841-3-9:2014 (Modificata)

EN 62841-3-10:2015 Utensili elettrici a motore portatili, utensili elettrici a motore trasportabili ed apparecchi elettrici per il giardinaggio - Sicurezza - Parte 3-10: Prescrizioni particolari per troncatrici trasportabili IEC 62841-3-10:2015 (Modificata)





ISO 13849-1:2015 Safety of machinery - Safety-related parts of control systems - Part 1: General principles for design
 

PRINCIPALI NOVITA':
·        precisazione dell'applicabilità della norma solamente ai circuiti di comando che intervengono almeno una volta all'anno (“high demand mode” o “continuos mode”);

·        introduzione del concetto di componenti “proven in use”;

·        indicazione della necessità, se del caso, di considerare le funzioni in presenza ed in assenza di alimentazione esterna;

·        modifica del criterio suggerito per la selezione di F nella stima del PLr;

·        introduzione del criterio di occorrenza nella stima del PLr;

·        chiarificazione sulla valutazione dei pericoli che si possono manifestare simultaneamente;

·        innalzamento a 2500 anni del massimo valore di MTTFd per circuiti in categoria 4;

·        introduzione della possibilità di utilizzo del concetto di B10d per componenti idraulici;

·        maggiori spiegazioni sui criteri di scelta dei valori tabulati di copertura diagnostica;

·        precisazioni sul comportamento dei circuiti di categoria 2;

·        possibilità di stimare il PL nel caso in cui non siano disponibili i valori di MTTFd/B10d dei component;

·        precisazione sui criteri di assegnazione del punteggio per le CCF.

PRINCIPALI NOVITA' DI DETTAGLIO:

ISO 13849-1:2015 provides safety requirements and guidance on the principles for the design and integration of safety-related parts of control systems (SRP/CS), including the design of software. For these parts of SRP/CS, it specifies characteristics that include the performance level required for carrying out safety functions. It applies to SRP/CS for high demand and continuous mode, regardless of the type of technology and energy used (electrical, hydraulic, pneumatic, mechanical, etc.), for all kinds of machinery.

It does not specify the safety functions or performance levels that are to be used in a particular case.

This part of ISO 13849 provides specific requirements for SRP/CS using programmable electronic system(s).

It does not give specific requirements for the design of products which are parts of SRP/CS. Nevertheless, the principles given, such as categories or performance levels, can be used.

NOTE 1 Examples of products which are parts of SRP/CS: relays, solenoid valves, position switches, PLCs, motor control units, two-hand control devices, pressure sensitive equipment. For the design of such products, it is important to refer to the specifically applicable International Standards, e.g. ISO 13851, ISO 13856‑1 and ISO 13856‑2.

NOTE 2 For the definition of required performance level, see 3.1.24.

NOTE 3 The requirements provided in this part of ISO 13849 for programmable electronic systems are compatible with the methodology for the design and development of safety-related electrical, electronic and programmable electronic control systems for machinery given in IEC 62061.

NOTE 4 For safety-related embedded software for components with PLr = e, see IEC 61508?3:1998, Clause 7.






NUOVO APPROCCIO 2016: LE NUOVE DIRETTIVE DI PRODOTTO CE/UE

Nell
a Tabella sottostante, si evidenziano le nuove Direttive UE (1), con la Direttiva sostituita(2), la data di entrata in vigore(3), la data di abrogazione della Direttiva sostituita(4), il Decreto di recepimento (5) e la data di entrata in vigore del Decreto di Recepimento (6):
 

 

Nuova (1)

Direttiva sostituita (2)  

Data entrata
in vigore 
(3)

Abrogazione Direttiva (4)

Decreto Recepimento (5)  

Data entrata
in vigore 
(6)

ATEX

Direttiva 2014/34/UE

Direttiva
94/9/CE

30 Marzo 2014

20 Aprile 2016

in corso Schema

---

ASCE

Direttiva 2014/33/UE
 

Direttiva
95/16/CE

30 Marzo 2014

20 Aprile 2016

in corso Schema

---

LVD

Direttiva 2014/35/UE

Direttiva 2006/95/CE

30 Marzo 2014

20 Aprile 2016

in corso Schema

---

EMC

Direttiva 2014/30/UE

Direttiva 2004/108/CE

18 Marzo 2014

20 Aprile 2016

in corso Schema

---

PED

Direttiva 2014/68/UE

Direttiva
97/23/CE

20 Luglio 2014 

19 Luglio 2016

Decreto 26/2016

19 Luglio 2016

R&TTE

Direttiva 2014/53/UE

Direttiva 1999/5/CE

11 Giugno 2014

13 Giugno 2016

in corso Schema

---



Direttiva 2014/35/UE - LVD
Direttiva 2014/35/UE del Parlamento europeo e del Consiglio  del 26 febbraio 2014 concernente l’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alla messa a disposizione sul mercato del materiale elettrico destinato a essere adoperato entro taluni limiti di tensione. 

Allegato IV Dichiarazione di conformità UE (N. XXXX)(*)

1. Modello di prodotto/prodotto (numero di prodotto, tipo, lotto o serie): 
2. Nome e indirizzo del fabbricante o del suo rappresentante autorizzato: 
3. La presente dichiarazione di conformità è rilasciata sotto la responsabilità esclusiva del fabbricante. 
4. Oggetto della dichiarazione (identificazione del materiale elettrico che ne consenta la rintracciabilità; può comprendere un’immagine a colori di chiarezza sufficiente se necessario per l’identificazione del materiale elettrico): 
5. L’oggetto della dichiarazione di cui sopra è conforme alla pertinente normativa di armonizzazione dell’Unione: 
6. Riferimento alle pertinenti norme armonizzate utilizzate o riferimenti alle altre specifiche tecniche in relazione alle quali è dichiarata la conformità: 
7. Informazioni supplementari: 
Firmato a nome e per conto di: 
(luogo e data del rilascio): 
(nome, funzione) 
(firma):

(*) L’assegnazione di un numero, da parte del fabbricante, alla dichiarazione di conformità è opzionale.


Direttiva 2014/30/UE - EMC
Direttiva 2014/30/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014 concernente l’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alla compatibilità elettromagnetica.

Allegato IV Dichiarazione di conformità UE (N. XXXX) 

1. Modello di apparecchio/Prodotto (numero di prodotto, tipo, lotto o serie):
2. Nome e indirizzo del fabbricante o del suo rappresentante autorizzato:
3. La presente dichiarazione di conformità è rilasciata sotto la responsabilità esclusiva del fabbricante. 
4. Oggetto della dichiarazione (identificazione dell’apparecchio che ne consenta la rintracciabilità; può comprendere un’immagine a colori di chiarezza sufficiente laddove necessario per l’identificazione dell’apparecchio: 
5. L’oggetto della dichiarazione di cui sopra è conforme alla pertinente normativa di armonizzazione dell’Unione: 
6. Riferimento alle pertinenti norme armonizzate utilizzate, compresa la data delle norme, o riferimenti alle altre specifiche tecniche in relazione alle quali è dichiarata la conformità, compresa la data delle specifiche: 
7. Se del caso, l’organismo notificato … (denominazione, numero) ha effettuato … (descrizione dell’intervento) e rilasciato il certificato: 
8. Informazioni supplementari: 
Firmato a nome e per conto di:
(luogo e data del rilascio):
(nome, funzione) 
(firma):

(*) L’assegnazione di un numero, da parte del fabbricante, alla dichiarazione di conformità è opzionale.



Direttiva 2014/68/UE - PED
Direttiva 2014/68/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 15 maggio 2014 concernente l’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alla messa a disposizione sul mercato di attrezzature a pressione

Allegato IV Dichiarazione di conformità UE (N. XXXX)(*)

1. Attrezzatura a pressione o insieme (numero di prodotto, di tipo, di lotto, o di serie):
2. Nome e indirizzo del fabbricante e, laddove applicabile, del suo rappresentante autorizzato:
3. La presente dichiarazione di conformità è rilasciata sotto la responsabilità esclusiva del fabbricante.
4. Oggetto della dichiarazione (identificazione dell’attrezzatura a pressione o dell’insieme che ne consenta la rintracciabilità. Essa può comprendere un’immagine, laddove necessario per l’identificazione dell’attrezzatura a pressione o dell’insieme):
- descrizione dell’attrezzatura a pressione o dell’insieme,
- procedura di valutazione di conformità utilizzata,
- per gli insiemi, descrizione delle attrezzature a pressione che li compongono, nonché delle procedure di valutazione di conformità utilizzate.
5. L’oggetto della dichiarazione di cui sopra è conforme alla pertinente normativa di armonizzazione dell’Unione:
6. Riferimento alle pertinenti norme armonizzate utilizzate o alle altre specifiche tecniche in relazione alle quali è dichiarata la conformità:
7. Eventualmente, il nome, l’indirizzo e il numero dell’organismo notificato che ha effettuato la valutazione di conformità e il numero del certificato rilasciato, nonché un riferimento al certificato di esame UE del tipo - tipo di produzione, certificato di esame UE del tipo, tipo di progetto, certificato di esame UE del progetto o certificato di conformità.
8. Informazioni supplementari:
Firmato a nome e per conto di:
(luogo e data del rilascio): (nome e cognome, funzione) (firma):
(eventualmente, identificazione del firmatario che ha la delega del fabbricante o del suo rappresentante autorizzato)

(*) L’assegnazione di un numero, da parte del fabbricante, alla dichiarazione di conformità è opzionale.



Direttiva 2014/34/UE - ATEX Prodotti
Direttiva 2014/34/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014 concernente l’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative agli apparecchi e sistemi di protezione destinati a essere utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva (rifusione)

Allegato X Dichiarazione di conformità UE (N. XXXX)(*)

1. Modello di prodotto/prodotto (numero di prodotto, tipo, lotto o serie):
2. Nome e indirizzo del fabbricante e, se del caso, del suo rappresentante autorizzato:
3. La presente dichiarazione di conformità è rilasciata sotto la responsabilità esclusiva del fabbricante.
4. Oggetto della dichiarazione (identificazione del prodotto che ne consenta la tracciabilità; se necessario per l’identificazione del prodotto è possibile includere un’immagine):
5. L’oggetto della dichiarazione di cui sopra è conforme alla pertinente normativa di armonizzazione dell’Unione:
6. Riferimento alle pertinenti norme armonizzate utilizzate o riferimenti alle altre specifiche tecniche in relazione alle quali è dichiarata la conformità:
7. Se del caso, l’organismo notificato … (denominazione, numero) … ha effettuato (descrizione dell’intervento) … e rilasciato il certificato:
8. Informazioni aggiuntive: Firmato a nome e per conto di:
(luogo e data del rilascio): (nome, funzione) (firma):

(*) L’assegnazione di un numero, da parte del fabbricante, alla dichiarazione di conformità è opzionale.



Direttiva 2011/65/UE RoHS II

Direttiva 2011/65/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio dell’8 giugno 2011 sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche.

ALLEGATO VI DICHIARAZIONE UE DI CONFORMITÀ

1. N. … (identificazione unica dell’AEE):

2. Nome e indirizzo del fabbricante o del suo mandatario:

3. La presente dichiarazione di conformità è rilasciata sotto la responsabilità esclusiva del fabbricante (o dell’installatore):

4. Oggetto della dichiarazione (identificazione dell’AEE che ne consenta la rintracciabilità. Essa può comprendere una fotografia, ove opportuno):

5. L’oggetto della dichiarazione di cui sopra è conforme alla direttiva 2011/65/UE del Parlamento europeo e del Consiglio dell’8 giugno 2011, sulla restrizione dell’uso di determinate sostanze pericolose nelle apparecchiature elettriche ed elettroniche (*).

6. Ove applicabile, i riferimenti alle pertinenti norme armonizzate utilizzate o i riferimenti alle specifiche tecniche in relazione alle quali è dichiarata la conformità:

7. Ulteriori informazioni:

Firmato in vece e per conto di:

(luogo e data del rilascio):

(nome e cognome, funzione) (firma):




Direttiva 2011/65/UE RoHS II
DIRETTIVA 2014/53/UE DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 16 aprile 2014 concernente l'armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alla messa a disposizione sul mercato di apparecchiature radio e che abroga la direttiva 1999/5/CE

ALLEGATO VI DICHIARAZIONE DI CONFORMITÀ UE (N. XXX) (1)

1. Apparecchiatura radio (numero di prodotto, di tipo, di lotto o di serie):

2. Nome e indirizzo del fabbricante o del suo rappresentante autorizzato:

3. La presente dichiarazione di conformità è rilasciata sotto l'esclusiva responsabilità del fabbricante:

4. Oggetto della dichiarazione (identificazione dell'apparecchiatura radio che ne consenta la tracciabilità. Essa può comprendere un'immagine a colori sufficientemente chiara se necessario per l'identificazione dell'apparecchiatura radio):

5. L'oggetto della dichiarazione di cui sopra è conforme alla pertinente normativa di armonizzazione dell'Unione: Direttiva 2014/53/UE Se del caso, altre normative di armonizzazione dell'Unione

6. Riferimento alle pertinenti norme armonizzate utilizzate o riferimenti alle altre specifiche tecniche in relazione alle quali è dichiarata la conformità. I riferimenti devono essere indicati con il loro numero di identificazione e versione e, se del caso, la data di emissione:

7. Se del caso, l'organismo notificato … (denominazione, numero) … ha effettuato … (descrizione dell'intervento) … e rilasciato il certificato di esame UE del tipo: …

8. Se del caso, una descrizione degli accessori e dei componenti inclusi nella dichiarazione di conformità UE, compreso il software, che consentono all'apparecchiatura radio di funzionare come previsto:

9. Informazioni supplementari:

Firmato a nome e per conto di: …

(luogo e data del rilascio):

(nome, funzione) (firma):

(*) L’assegnazione di un numero, da parte del fabbricante, alla dichiarazione di conformità è opzionale.

ALLEGATO VII DICHIARAZIONE DI CONFORMITÀ UE SEMPLIFICATA

 La dichiarazione di conformità UE semplificata di cui all'articolo 10, paragrafo 9, deve essere presentata come segue: Il fabbricante, [nome del fabbricante], dichiara che il tipo di apparecchiatura radio [designazione del tipo di apparecchiatura radio] è conforme alla direttiva 2014/53/UE. Il testo completo della dichiarazione di conformità UE è disponibile al seguente indirizzo Internet:








ISO 14120: pubblicata da ISO la versione ufficiale 2015


ISO 14120:2015 specifica i requisiti generali per la progettazione, la costruzione, e la scelta dei ripari fornite per la protezione delle persone dai rischi meccanici, indica altri pericoli che potrebbero influenzare la progettazione e la costruzione di ripari, si applica alle protezioni per macchine che verranno realizzate dopo la pubblicazione.

I requisiti sono applicabili a ripari fissi o mobili. 
La presente norma internazionale non comprende dispositivi di interblocco. Questi sono coperti nella norma ISO 14119.

ISO 14120:2015 non fornisce requisiti per i sistemi di protezione alla mobilità, come ROPS (rollover protective structures), FOPS (falling-object protective structures) e TOPS (tip over protective structures) o alla capacità delle macchine di sollevare carichi.

ISO 14120 - General requirements for design and construction of fixed and movable guards

Revision of ISO 14120

2015 an updated version of ISO 14120 will be published and it will replace the old standard EN 953. This new standard will also be harmonized. Transition period from the publishing date is one year. In the transition period you are free to choose which standard you will use as long your machinery is handed over before the transition period has ended. You have to choose one standard to use, either EN 953 or ISO 14120. It is not allowed to use booth standards.

ISO 14120 has not been revised since 1997 and many clauses needed updated wording for better understanding. Requirements for safety has been updated and tightened to comply with the Machinery Directive, the definitions and terms have been updated, validation and verification has a new table and the information of use is very clear with who can remove guards and what the manual shall include.

Type of standard

ISO 14120 is a type-B2 standard as stated in ISO 12100. Guards provide a risk reduction for both protection against unintended access and against ejected parts and substances. The guarding can also give protection against others hazards e.g. noise, fire, biological hazards, radiation.

Scope

ISO 14120 is an International Standard that specifies general requirements for the design, construction and selection of guards provided to protect persons from mechanical hazards. It indicates other hazards that can influence the design and construction of guards and it applies to guards for machinery which will be manufactured after it is published. The requirements are applicable if fixed and movable guards are used. This International Standard does not cover interlocking devices, these are covered in ISO 14119.
ISO 14120 does not provide requirements for special systems relating specifically to mobility or to the ability to lift loads such as ROPS (Rollover Protective Structures), FOPS (Falling-Object Protective Structures and TOPS (Tip over Protective Structures) are outside the scope of this standard

Some important updates to the standard

3.7 Tool

implement such as a key or wrench designed to open and close a fastener. Note to entry: An improvised implement such as a coin or a nail-file cannot be considered as a tool.

3.8 Use of a tool

action by a person under known and predetermined circumstances as part of a safe working procedure

4 Risk assessment

In order to select and design types of guards appropriate to particular machinery, it is important to assess the risk arising from the various hazards present at that machinery and the foreseeable categories of persons who can be exposed to the hazard(s) (see ISO 12100:2010, Clause 5).

5.1.3 Containment of ejected parts and other impacts

Where there is a foreseeable risk of
- ejection of parts (for example workpiece or broken tooling) from the machine,
- impacts from parts of machinery, or
- impacts from the operator the guard shall, as far as practicable, be designed and constructed so as to contain and withstand such ejections and impacts.

5.2.4 Viewing

Where viewing of the process is required guards shall be designed and constructed to offer adequate viewing. This can eliminate the need for defeating them. See also 5.9.

5.3.9 Removal of fixed guards

Demountable fixed parts of guards shall only be removable with the use of a tool (see 3.8). See also 8.5 and 8.6.
NOTE 1 This is because operators may prefer to use an easily removable fixed guard instead of using an interlocked movable guard.
NOTE 2 The use of fastenings that can be released quickly from the inside of the guarded area should not be regarded as an alternative to providing an emergency exit. The emergency release of guards with interlocking/guard locking is dealt with in ISO 14119.See also Clause 6, Selection of types of guards.

5.3.10 Mounting of removable fixed guards

Fixed guards which are removable shall, where practicable, be unable to remain in place without their fixings.

5.3.12 Movable guards

The opening of movable guards shall require deliberate action. Where possible movable guards shall be attached to the machine or adjacent fixed elements so that they are retained, for example by hinges or slides, even when open. Such attachments shall only be removable with the use of a tool (see 3.8). Interlocked moveable guards shall be positioned relative to the hazard zone in accordance with ISO 13855.

5.4 Materials, rigidity and impact requirements

5.4.2 Impact and ejection resistance

Guards shall, as far as practicable, be designed and material selected to withstand and contain reasonably foreseeable impacts and ejections according to 5.1.3. Materials for viewing panels shall be selected with properties suited to resist the mass and velocity of the ejected object or material. Where guards are fitted with viewing panels, special consideration shall be given to the selection of materials and method of fixing them. Guards shall resist static and dynamic forces (pressure, impacts) according to the risk assessment.
NOTE The impact resistance depends e.g. on the properties of the material being used, its strength, the fixing and its ageing.

5.4.4 Secure fixing

Guards or parts of guards shall be secured by fixing points of adequate strength, spacing and number to remain secure under any foreseeable loading or impact. Fixing can be by means of mechanical fasteners or clamps, welded or bonded joints or other means suited to the application. See also 5.3.8.

5.12 Electrostatic properties

Materials of the guard that enclose or is placed in an environment containing dust, fibers or particles shall be selected to prevent accumulation. If there is a risk of static charge to a hazardous level, guards shall be designed in material with an electrical conductance high enough to avoid build-up of static charge or by other measures to prevent hazardous static charge. For consideration of ignition sources, see 5.1.7.

NOTE IEC /TR 61340-1 gives guidance on electrostatic problems and hazards.

5.13 Guards with electrically conductive parts

Where guards are made of electrically conductive material and used in electrically powered machines, they may need to be considered as ”extraneous conductive parts of the machine” according to IEC 60204-1:2005, clause 8.

5.19 Retained fastenings

When it is foreseen (e.g. maintenance) that the fixed guard will be removed, then the fastenings shall remain attached to the guard or to the machinery. The requirement does not necessarily apply to fixed guards that are only liable to be removed, for example, when the machinery is completely overhauled, is subject to major repairs or is dismantled for transfer to another site. For the same reason, it may not be necessary to apply the requirement for retained fastenings to the casings of machinery if,
- the manufacturer’s instructions specify that the repairs requiring removal of these casings are only to be carried out in a specialist repair workshop, and
- fastenings, as far as practicable, shall only be removable by the use of a tool.
See Annex A for examples of retained fastenings.

NOTE This requirement aims to reduce risks due to loss of one or more of the fixings when guards are removed, for example, for maintenance purposes. This can lead to the guards not being replaced, being only partially fixed in place or fixed with replacement fixings that do not have adequate strength, so that the guard cannot adequately perform its protective function, for example, where containment of ejected parts is necessary.

5.22 Colour

Attention can be drawn to the hazard while the guard is opened or left off by highlighting the hazard by the use of suitable colours. For example if a guard is painted the same colour as the machine then the hazardous parts is painted a contrasting bright colour. Care should be taken in the selection and combination of colours to avoid confusion, e.g. red and yellow in combination is normally used for emergency stop. When observation of the process is required, guards of perforate material should not be painted in bright colours, e.g. yellow, that might interfere with the viewing of the process.
NOTE For further information see EN 614-1.

6.2 Combination of different guards or of guards with other devices

It can be appropriate to use a combination of different types of guards. For example:
- if a machine has several hazard zones and access is required to one of them during the operating phase, the guards can consist of a fixed guard combined with an interlocking movable guard;
- if a perimeter fence is used to prevent access to the hazard zones of a machine, an interlocked gate would normally be required to provide safe access.
In a similar way, a combination of protective devices and guards can sometimes be required (see Figure 9).

EXAMPLE Where a mechanical feed device is used in conjunction with a fixed guard to feed workpieces into a machine (thereby removing the need for access to the hazard zone), a sensing protective device (see ISO 12100:2010, 3.28.5) can be required to protect against a secondary trapping or shearing hazard between the mechanical feed device and the fixed guard.

6.3 Selection of guards according to the number and size of the hazards

Where practicable hazards shall be guarded by enclosing guards. When enclosing guards are not practicable guards of the most appropriate type must be selected e.g. fixed guards (distance or perimeter), movable guards, adjustable guards (automatic or manual) (see 6.4). It is possible for a guard to protect multiple hazards and/or hazardous zones e.g. perimeter guarding with an interlocked access gate around an assembly of machines. If a guard protects multiple hazards then the guarding shall be appropriate for all the hazards.
NOTE 1 When a hazardous area is separated into different zones to allow access to stationary machinery in one zone when machinery is operating on other zones, access to a zone still in operation by accessing a safe zone should be prevented by the use of appropriate safeguarding.
NOTE 2 Other safeguarding measures outside of the scope of this standard might be more suited to the hazard(s) identified and the intended operation of the machine.
It can be beneficial to the production process to divide a guarded area into different zones, to enable actions (for example checking, adjustment) in one zone to be carried out without affecting machine operation in another zone. In this case, the guarding for each zone shall be in accordance with all the requirements of this International Standard

6.4.4.1 Where access is required only for machine setting, process correction or maintenance

The following types of guard should be used:
a) Movable guard, if the foreseeable frequency of access is high (e.g. more than once per week) or if removal or replacement of a fixed guard would be difficult. Movable guards shall be associated with an interlock or an interlock with guard locking (see ISO 14119);
b) Fixed guard only, if the foreseeable frequency of access is low (e.g. less than once per week), its replacement is easy and its removal and replacement are carried out under a safe system of work.

7.2 Verification and validation methods

Verification and validation can be satisfied by methods including but not limited to:

- Visual inspection (A);

- Practical tests (B);

- Measurement (C);

- Observation during operation (D);

- Review of task-based risk assessment (E);

- Review of specifications, layout and documentation (F).

- New table of verification and validation added.

8 Information for use

8.1 General

The instructions for use shall contain the required information about guards, their safety parameters and their functions (e.g. vertical or horizontal orientation), including installation and maintenance (see ISO 12100:2010, 6.4).

8.2 Guard hazards

Information shall be provided for any hazards associated with the guards themselves, for example mechanical hazards or flammability of materials and relevant test results.

8.3 Installation

Instructions shall be supplied for the correct installation of guards and associated equipment. When guards are to be attached to a structure, the instructions shall include requirements for fixing. This includes but is not limited to:

- fixing to a floor;

- assembling of movable guards;

- number and types of fixings;

- compliance with other relevant standards, e.g. ISO 13857 and ISO 14119.

NOTE When guards are designed to be fixed to a concrete floor, instructions for installation can refer to concrete classification. See for example EN 206-1 with classes C20/25 to C50/60 for compressive strength

8.5 Removal of guards

Information shall be provided indicating actions to be taken before guards are removed, for example machine power isolation, dissipation of stored energy and procedures for the removal of guards. The information shall also prescribe requirements on procedures for the removal of guards, including
- the appropriate use of a tool (see 3.9) and
- the safe working procedure.
NOTE See also ISO 14118 and IEC 60204-1:2005, 5.3 and 5.4.
- Includes new requirements.

8.6 Inspection and maintenance

Details shall be provided of inspections to be carried out and maintenance required for, including:
- loss of or damage to any part of the guard, especially where this leads to deterioration of safety performance, for example reduction of impact resistance from scratches to glazing materials;
- deformed or damaged part shall be repaired or replaced if the damage has negative influence on safety;
- replacement of wearing parts;
- correct operation of interlocks;
- degradation of jointing or fixing points;
- degradation by corrosion, temperature change, embrittlement or chemical attack;
- satisfactory operation and lubrication, if necessary, of moving parts;
- modification of safety distances and aperture sizes;
- degradation of acoustic performance, if applicable.
The information for use shall include requirements on the use of a tool (see 3.9).
 

Annex A, Annex B

Both Annex A and Annex B from EN 953 are withdrawn from ISO 14120. New Annex A show example of retained fastening and new Annex B shows example of projectile test method for mechanically testing guards.

Annex C

Annex C is a new informative Annex that gives example of the pendulum test method for mechanically testing guards. The pendulum test method can be used to test the resistance of guards against impacts from outside the protected hazard zone and from inside the hazard zone. The test method is based upon the impact of a “body”, which might be a human body (soft body) or a part of a machine (hard body) falling under the effect of gravity and simulating the contact by the human body with the guard or by part of the machine with guard.
Annex C describes test equipment, test object, test impact energies, resistance of guards against impacts from outside the hazard zone and resistance of guards against impacts from inside the hazard zone and what type of results and test reports that are required

 
Tool


Real impact test


Earthing For Smart Fix system, the kit functional bonding creates an electrical bonding between panels and posts, solving problems with leakage current.


Captive bolts The bolt that attaches the panel to the post in the Smart Fix system is held captive even when the system is disassembled, fulfilling the standards and rules for machine guarding


Colour


Where access is required only for machine setting, process correction or maintenance





Criteri di relazione tra ISO 12100 e ISO 13849-1: ISO/TR 22100-2

Il Rapporto Tecnico ISO/TR 22100-2 è lo Standard TR che stabilisce i criteri di relazione tra la norma tipo A ISO 12100 con la norma di tipo B EN ISO 13849-1.

L'uso della norma ISO 12100 contemporaneamente alla ISO 13849-1 ha posto diverse difficoltà.

Il presente documento è stato preparato per guidare i lettori su come le due norme sono da utilizzare per ottenere in generale un rischio tollerabile per una macchina ed in particolare per la parti di sicurezza del sistema di comando.

ISO/TR 22100-2:2013 Safety of machinery Relationship with ISO 12100 - Part 2: How ISO 12100 relates to ISO 13849-1







Componenti di sicurezza: sistemi di aspirazione e filtrazione integrati nelle macchine

This document, as WG-2015.15, has been approved by the Machinery Working Group in May 2015

 Pubblichiamo un interessante chiarimento, del maggio 2015, del Machinery Working Group (importante organismo europeo per la gestione della direttiva 2006/42/CE), in merito ai sistemi di aspirazione e filtrazione destinati ad essere integrati nelle macchine.

L'allegato V fornisce un elenco esemplificativo di 17 componenti, che soddisfano la definizione di "componente di sicurezza", così come definito dalla direttiva 2006/42/CE.

Con questo documento è stato chiarito che sono da considerarsi "componenti di sicurezza" anche:

  • sistemi di filtrazione, destinati ad essere integrati in macchine, al fine di proteggere gli operatori o altre persone da materiali e sostanze pericolose;
  • filtri per sistemi di filtrazione.







Un prodotto (insieme) soggetto a EN 1090-1 può rientrare nel campo di applicazione o integrato in altre Direttive/Regolamenti (o viceversa).

La norma EN 1090-1 è armonizzata per il Regolamento Prodotti da Costruzione CPR 305/21011: un prodotto per il quale sia applicabile la EN 1090-1 può essere soggetto ad altre Direttive e Regolamenti che prevedono la marcatura CE per taluni requisiti in forma esplicita diretta o borderline (o viceversa).

E’ quindi possibile che la marcatura CE e la Dichiarazione di Prestazione (DoP) per i componenti strutturali EN 1090-1 in accordo con il Regolamento CPR 305/2011 debba essere integrata con la Dichiarazione CE/UE di Conformità di Direttive/Regolamenti di Prodotto.

Questo può già avvenire ad esempio per i cancelli elettrici (CPR + Direttiva macchine), la valutazione dovrà comunque essere fatta di caso in caso.

Risposta del TC135 in ordine alla richiesta della Commissione Europea, DG Enterprise and Industry, sullo scopo della EN 1090-1.

Elenco Prodotti coperti dalla EN 1090-1 (si/no) e possibilità di integrazione del Prodotto macchina/insieme, con i requisiti/norme della Direttiva macchine 2006/42/CE es:

Prodotti

Regolamento CPR 305/2011 (EN 1090-1)

Machinery Directive 2006/42/CE

28. Machinery supports, if integral part of the load bearing structure of the construction works
28. Supporti per macchine, se parti integranti della struttura portante dell'opera di costruzione

SI

Possibile

39. Silos
39. Silos

SI

Possibile

11. Doors
11. Porte

NO

Possibile

20. Gates
20. Cancelli

NO

Possibile

61. Steel and aluminium components covered by the Machinery Directive
61. Componenti in acciaio e alluminio contemplati dalla Direttiva Macchine

NO

SI

65. Stairs as part of machinery according to EN ISO 14122-3
65. Scale come parte delle macchine secondo EN ISO 14122-3

NO

SI

66. Structural components for cranes
66. Componenti strutturali per gru

NO

SI




Quadri elettrici: il 1° novembre 2014 è stata abrogata la EN 60439-1 e -2: sostituita da EN 61439-1 e 2.

Con queste nuove norme è completamente cambiata la struttura della "normativa quadri", infatti nella serie della EN 60439 ogni sottonorma era autonoma, ora è necessario prendere in esame sia la norma madre EN 61439-1.

La serie della EN 61439 è strutturata come segue:
EN 61439-1 Regole generali valide per tutti i tipi di quadro elettrico per bassa tensione;
EN 61439-2 Quadri di potenza;
EN 61439-3 Quadri di distribuzione finale;
EN 61439-4 Quadri per cantieri;
EN 61439-5 Quadri di distribuzione di potenza;
EN 61439-6 Quadri per sistemi di sbarre.






Verifiche  EN 61439-1

Tutte le verifiche e prove previste dalla norma in modello elaborabile doc/pdf.

CEI EN 61439-1 (CEI 17-113)
Apparecchiature assiemate di protezione e manovra bassa tensione (quadri BT) Parte 1: Regole generali

CAP. 10 - VERIFICHE DI PROGETTO

CAP. 11 - VERIFICHE INDIVIDUALI
- Minime distanze di isolamento in aria 
- Minime distanze di isolamento superficiale

- Sezione del conduttore di protezione in rame
- Scelta dei conduttori e prescrizioni per l’installazione
- Minima capacità termica per i conduttori di protezione in rame (pe, pen)
- Limiti di sovratemperatura
- Valori per il fattore N
- Tensione di tenuta a frequenza di esercizio per i circuiti principali
- Tensione di tenuta a frequenza di esercizio per i circuiti ausiliari e di comando
- Tensioni di tenuta a impulso
- Conduttori di prova in rame per correnti di prova inferiori o uguali a 400 a
- Conduttori di prova in rame per correnti nominali da 400 a a 4000 a
- Verifica del cortocircuito con le regole di progetto: lista di controllo
- Relazione tra la corrente di guasto presunta ed il diametro del filo di rame




Verifiche di base degli impianti elettrici

La crescente preoccupazione in materia di sicurezza pubblica e la sempre maggiore complessità degli attuali impianti elettrici fissi in edifici civili, commerciali e industriali comporta un’ulteriore responsabilità per i tecnici addetti alle verifiche elettriche, incaricati di garantire la conformità con i requisiti normativi internazionali vigenti.

Tabella 1: Norme nazionali equivalenti alla IEC 60364 (6.61)

Di conseguenza, è importante disporre degli strumenti di misura adatti a soddisfare le prescrizioni della Commissione Elettrotecnica Internazionale (IEC) e del Comitato Europeo di Normazione Elettrotecnica (CENELEC).

La Norma IEC 60364 e le sue varianti nazionali pubblicate in tutta Europa (tabella 1) specificano le prescrizioni relative agli impianti elettrici fissi negli edifici. Nella sezione 6.61 della Norma vengono descritti i requisiti necessari per la verifica della conformità dell’impianto in relazione alla Norma stessa.


I requisiti di base della Norma IEC 60364.6.61

Molti installatori elettrici hanno già una certa familiarità con la Norma IEC 60364.6.61, o con i suoi equivalenti nazionali, che stabilisce come la verifica dell’impianto debba essere eseguita secondo questa sequenza:

1.     ispezione visiva;

2.     verifica delle seguenti caratteristiche:

·        continuità dei conduttori di protezione;

·        misura della resistenza d’isolamento;

·        protezione mediante separazione dei circuiti;

·        resistenza del pavimento e delle pareti;

·        scollegamento automatico dell’alimentazione

·        polarità

·        prestazioni funzionali.

Inoltre, è bene tenere in considerazione i seguenti test:

·        rigidità elettrica;

·        caduta di tensione.

Per verificare le misure di protezione sopra descritte, la Norma IEC 60364.6.61 fa riferimento alla Norma IEC/EN 61557.


I requisiti di base della Norma IEC/EN 61557

La Norma Europea EN 61557 stabilisce i requisiti per le apparecchiature di test impiegate durante la verifica degli impianti. In particolare, quelli generali per le apparecchiature di test (parte 1), quelli specifici per le apparecchiature di misura combinate (parte 10) e tratta i requisiti specifici per le misure o le verifiche:

1.     di resistenza d’isolamento (parte 2);

2.     d’impedenza dell’anello (parte 3);

3.     di resistenza di collegamento a terra (parte 4);

4.     di resistenza verso terra (parte 5);

5.     di funzionamento dei differenziali o RCD nei sistemi TT e TN (parte 6);

6.     della sequenza di fase (parte 7);

7.     dei dispositivi per il monitoraggio dell’isolamento nei sistemi IT (parte 8).



Verifica di un impianto elettrico

Prima di tutto, si esegue un’ispezione visiva per confermare che le apparecchiature elettriche collegate in modo permanente soddisfino i requisiti di sicurezza e non siano visibilmente danneggiate. Si verifica la presenza di barriere antincendio, dispositivi di protezione, monitoraggio, isolamento e commutazione, oltre che di tutta la relativa documentazione.

Dopo questa ispezione, inizia la verifica elettrica. I metodi di test descritti sono indicati come metodi di riferimento dalla Norma IEC 60364.6.61; non si escludono altri metodi, purché i risultati siano ugualmente validi.

Una persona può essere considerata idonea per la verifica degli impianti conformemente alla IEC 60364.6.61 solo se dispone dell’esperienza e della formazione adeguate, degli indumenti di sicurezza e degli strumenti di misura adatti.

Durante le verifiche occorre adottare adeguate precauzioni per evitare danni a persone, apparecchiature o proprietà, oltre che mantenere lontane dal pericolo le persone non autorizzate.

Continuità

La verifica di continuità dei conduttori di protezione viene normalmente eseguita con uno strumento in grado di generare una tensione a vuoto tra 4 e 24 V (c.c. o c.a.) con una corrente minima di 0,2 A. Il test di continuità più comune consiste nella misura della resistenza dei conduttori di protezione, e comporta, in primo luogo, la conferma della continuità di tutti i conduttori di protezione dell’impianto e, in secondo luogo, la verifica dei conduttori equipotenziali principali e secondari. Si verificano anche tutti di conduttori del circuito finale. Poiché il test di continuità misura resistenze piuttosto basse, occorre compensare la resistenza dei puntali.

Resistenza d’isolamento dell’impianto elettrico

L’integrità dell’isolamento è critico per prevenire scosse elettriche. In generale, si misura tra conduttori sotto tensione e tra ciascun conduttore sotto tensione e la terra. Per misurare la resistenza d’isolamento tra conduttori sotto tensione e la terra, occorre scollegare tutto l’impianto, rimuovere tutte le lampade e staccare tutte le apparecchiature. Tutti i fusibili devono essere lasciati inseriti, gli interruttori automatici e quelli del circuito finale chiusi.

Le misure vengono eseguite in corrente continua, utilizzando uno strumento in grado di fornire una tensione di prova di 1.000, 500 o 250 V, in funzione della tensione nominale del circuito. Nei sistemi di alimentazione monofase, il test d’isolamento viene normalmente eseguito con una tensione di prova di 500 V. Prima del test occorre scollegare le apparecchiature e adottare precauzioni per impedire che la tensione di prova danneggi i dispositivi sensibili alla tensione come, ad esempio, interruttori attenuatori, timer di ritardo e dispositivi di avviamento elettronici per lampade fluorescenti.

Per migliorare la sicurezza, i tester per impianti della Serie 1650 dispongono di un indicatore di tensione attiva per avvertire gli utenti della presenza di tensione. Se si rileva tensione, la verifica viene inibita. Quando si esegue una misura, il doppio schermo indica sia la resistenza d’isolamento, sia la tensione di prova applicata.

Secondo la Norma IEC 60364.6.61, i valori di resistenza devono essere superiori a 1 megaohm per una tensione di prova di 1.000 V; a 0,5 megaohm per 500 V; a 0,25 megaohm per 250 V.

Protezione mediante separazione dei circuiti

La separazione degli elementi sotto tensione dagli altri circuiti e da terra deve essere verificata mediante la misura della resistenza d’isolamento. I valori di resistenza limite devono essere identici a quelli precedentemente menzionati con tutte le apparecchiature collegate.

Resistenza del pavimento e delle pareti

Se possibile, occorre eseguire almeno tre misure della resistenza del pavimento e delle pareti per ogni posizione, una a circa 1 metro da un qualunque elemento conduttore esterno accessibile e le altre due a distanze maggiori.

La serie di misure si ripete per ciascuna superficie rilevante.

La resistenza viene misurata tra un elettrodo di prova (ad esempio, una piastra metallica quadrata da 250 mm con un foglio di carta assorbente inumidita di 270 mm da cui è stata rimossa l’acqua in eccesso) e un conduttore di protezione dell’impianto.

Verifica della protezione mediante scollegamento automatico dell’alimentazione

La verifica dell’efficacia delle misure di protezione contro il contatto indiretto mediante scollegamento automatico dell’alimentazione dipende dal tipo di sistema.

In particolare:

·        per i sistemi TN: misura dell’impedenza dell’anello di guasto e verifica delle caratteristiche del dispositivo di protezione associato (ispezione visiva dell’impostazione di corrente nominale, per interruttori automatici; valori nominali di corrente, per fusibili; verifica di RCD);

·        per i sistemi TT: misura della resistenza degli elettrodi di terra per parti conduttive esposte dell’impianto e verifica delle caratteristiche del dispositivo di protezione associato (differenziali o RCD, mediante ispezione visiva e test);

·        per i sistemi IT: calcolo o misura della corrente di guasto.

Misura della resistenza degli elettrodi di terra

La misura della resistenza di un elettrodo di terra viene eseguita con un metodo appropriato, ad esempio utilizzando due elettrodi o “picchetti” di terra ausiliari. Prima del test, occorre scollegare il picchetto di terra dal terminale di messa a terra principale dell’impianto. A questo punto l’impianto non disporrà di protezione di terra e, pertanto, deve essere completamente disattivato prima di procedere con il test. Il test di resistenza a terra non deve essere eseguito in un sistema sotto tensione.

Un elettrodo ausiliario viene collocato a una distanza prestabilita dall’elettrodo di terra, mentre l’altro a circa il 62% della distanza tra i due in linea retta. Il test misura la resistenza di terra e rileva la tensione tra gli elettrodi ausiliari. Se questa supera i 10 V, il test viene inibito.

Misura dell’impedenza dell’anello di guasto a terra

La misura dell’impedenza dell’anello di guasto a terra viene eseguita utilizzando la stessa frequenza nominale del circuito (50 Hz). Il test d’impedenza dell’anello di guasto a terra misura la resistenza del percorso che una corrente di guasto seguirebbe tra la fase e la terra di protezione, che deve essere abbastanza ridotta da consentire un flusso di corrente sufficiente a far intervenire un dispositivo di protezione di circuito, come un MCB (interruttore automatico miniaturizzato).

Lo strumento calcola la corrente di dispersione prevista (PFC), che compare nella parte inferiore del doppio schermo. La determinazione della PFC è importante per garantire che non si superi la capacità dei fusibili e degli interruttori automatici di sovracorrente. Gli strumenti della Serie 1650 possono anche misurare la componente della resistenza di terra della resistenza dell’anello totale e l’impedenza di fase (impedenza del generatore tra fase e neutro o impedenza tra fase e fase nei sistemi trifase), oltre che calcolare la corrente di cortocircuito prevista (PSC) che potrebbe fluire in caso di cortocircuito tra fase e neutro. La misura dell’impedenza dell’anello di molti strumenti attuali può attivare l’RCD nel circuito da verificare, impedendo di procedere con le misure. Per evitare ciò, il Fluke 1650 utilizza un’innovativa tecnologia brevettata, che consente risultati più costanti e ripetibili senza attivare l’RCD.

Verifica dei differenziali (RCD)

Per ottenere un’ulteriore protezione, spesso s’installano dispositivi a corrente residua (RCD) utili a rilevare flussi di corrente a terra troppo ridotti per far scattare i dispositivi di protezione da sovracorrente o per fondere i fusibili, ma sufficienti per causare una pericolosa scossa elettrica o generare calore sufficiente per dare vita a un incendio. La verifica di base dei differenziali o RCD implica la determinazione del tempo d’intervento (in millisecondi) mediante l’introduzione di una corrente di guasto nel circuito.

I tester multifunzione della Serie 1650 eseguono anche un pre-test per determinare se il test effettivo potrebbe causare una tensione di guasto superiore al limite di sicurezza di 50 V o 25 V. Per misurare manualmente il tempo d’intervento, con i pulsanti del menu si seleziona la corrente nominale d’intervento degli RCD, un moltiplicatore di corrente di prova, il tipo di RCD e la regolazione di fase della corrente di prova. Dato che alcuni RCD sono più sensibili in un semiciclo rispetto all’altro, il test viene eseguito con impostazioni di fase sia 0, sia 180°. Si registra il tempo più lungo.

I risultati vengono salvati in una memoria temporanea e possono essere visualizzati in sequenza con i pulsanti direzionali. I modelli 1653 e 1654 dispongono anche di una memoria interna per conservare i risultati ed utilizzarli in seguito. I modelli 1652, 1653 e 1654 possono misurare la corrente d’intervento dell’RCD (test di rampa) mediante il graduale incremento di una corrente applicata, fino all’intervento dell’RCD.

Test di polarità

Quando le normative locali proibiscono l’installazione di dispositivi di commutazione unipolari sul conduttore neutro, è necessario eseguire un test di polarità per verificare che i dispositivi siano collegati solo sulla fase. Una polarità scorretta può comportare che parti dell’impianto rimangano collegate a un conduttore di fase sotto tensione, anche quando l’interruttore unipolare è aperto o quando è intervenuto un dispositivo di protezione da sovracorrente. I tester multifunzione della Serie 1650 verificano la polarità corretta utilizzando la modalità di continuità.

Test funzionale

Occorre verificare la funzionalità di tutti i componenti, come commutatori di tensione e componenti di controllo, motori, comandi e blocchi, per garantire che siano montati, regolati e installati correttamente e conformemente ai requisiti della normativa corrispondente. Occorre anche verificare la funzionalità dei dispositivi di protezione per garantire che siano installati e regolati correttamente.

Attenzione! Questa nota applicativa non sostituisce le prescrizioni inserite nella Norma IEC 60364 (o nei relativi documenti equivalenti nazionali), ma si limita a fornire un riassunto dei requisiti generali. Si tenga conto del fatto che non tutti i test vengono menzionati. Per qualsiasi dubbio, consultare le Norme corrispondenti.



EN ISO 14119: dispositivi di interblocco di ripari mobili di protezione

L'uso dei meccanismi di interblocco sulle porte di sicurezza è una pratica collaudata per la protezione di macchine con rischio di over-traveling, l’interblocco assicura che la porta non si apra fino al completo arresto del macchinario, ciò avviene tramite la applicazione nei punti di accesso di un interruttore che contenga dispositivo di ritenuta con elettromagnete con solenoide che viene eccitato (sbloccato) solo in conseguenza di un segnale predeterminato.

 Alla luce della vigente UNI EN 1088 appare complesso determinare il corretto tipo di interruttore data la  genericità dei concetti espressi, al contrario la nuova norma  EN ISO 14199 promette di facilitare il compito fornendo indicazioni chiare.

 Lo "standard” è al momento UNI EN 1088 "Sicurezza del macchinario - Dispositivi di interblocco associati ai ripari - Principi di progettazione e di scelta", norma armonizzata secondo nuova direttiva macchine 42/2006 con tutte le caratteristiche inerenti il valore legale che questo stato le assegna.

Questa è in vigore dal 1995 con revisioni poco significative nel 2005 e nel 2008, dal 2011 è apparso il progetto di revisione denominato EN ISO 14119, in corso di ballottaggio presso il comitato tecnico sicurezza del macchinario ISO TC/199 la cui versione finale è prevista per i primi mesi del 2013

 Il monitoraggio elettronico è solitamente realizzato con un sensore unico con due canali, tuttavia, le categorie 3 e 4 richiedono chiaramente due sensori. Questo significa che si debba per forza utilizzare due dispositivi di interblocco  dell’accesso?

La EN ISO 14119 risponde a questa domanda affermando che e possibile applicare il principio della “fault exclusion” (esclusione del guasto) circa la possibile rottura degli interblocchi anche per i PL “e” e SIL3  in altre parole è possibile utilizzare un solo sistema di interblocco.

 Un'altra domanda è se il controllo del meccanismo di chiusura sia rilevante in materia di “safety assessment” (EN ISO 13849-1) e se sì in che modo debba essere effettuata la valutazione?

La nuova EN ISO 14119 risponde anche a questa domanda, ma purtroppo in modo non inequivocabile. In un commento, si afferma che il Performance Level PL dell’interblocco è in genere inferiore al PL del sistema di controllo della posizione. Questo perché l’opportunità che si generi un pericolo in caso di guasto esiste solo raramente. La ragione è che il circuito che monitora la posizione di blocco degli interruttori commuta la macchina in off non appena  il controllo del meccanismo di ritenuta dovesse consentire in modo non corretto l’apertura della porta. Pertanto, il pericolo rappresentato da una macchina in over-traveling esiste solamente in questo caso casi. In definitiva, in molti casi pratici, il risultato sarà un singolo canale di controllo che soddisfi le esigenze di PLr della valutazione del rischio.

 Procediamo dicendo che in genere gli interblocchi devono integrare un’altra funzione di sicurezza fondamentale per la prevenzioni di riavvio inaspettato dell’impianto, pertanto la scelta del componente da utilizzare dovrà verificare la presenza di dispositivo volto a prevenire la chiusura dell’interruttore (e conseguente consenso al riavvio) senza che anche la porta (nel nostro caso) a cui è associato non sia anch’essa chiusa e che il gesto / manovra debba essere intenzionale / positivo. Tale meccanismo nella nuova ISO 14119 si definisce di Failsafe.

 Con la futura EN ISO 14119, la valutazione e l'uso dei dispositivi elettromagnetici sarà molto più facile nel complesso poiché la procedura è descritta più chiaramente. Inoltre, la nuova norma include una valutazione semplificata del pericolo manomissione e una descrizione per la connessione ad un sistema di controllo

 

EN ISO 14119:2013 Sicurezza del macchinario — Dispositivi di interblocco associati ai ripari — Principi di progettazione e di scelta

 

 

 

  

 

 

 


 

La norma UNI EN ISO 14119:2013 definisce:

 — elusione: azione che rende inoperativo un dispositivo di interblocco o lo scavalca con il risultato che la macchina è utilizzata in un modo differente da quello previsto dal fabbricante o senza le misure di sicurezza necessarie

elusione in un modo ragionevolmente prevedibile: elusione effettuata manualmente o mediante l’utilizzo di oggetti facilmente disponibili (ad esempio cacciaviti, chiavi inglesi, chiavi a brugola, pinze, monete, chiavi)

 

 

 

La norma richiede che l'elusione dei sensori di interblocco dei ripari mobili in un modo ragionevolmente prevedibile sia impedita.

 Le seguenti misure possono essere adottate per ridurre l’elusione degli interblocchi:

Ø  prevenzione dell’accesso agli elementi del dispositivo di interblocco:

        montaggio non raggiungibile;

        ostacoli fisici e protezioni;

        montaggio in posizioni nascoste;

Ø  prevenzione della sostituzione degli attuatori:

        livello di codifica degli attuatori basso, medio o alto;

Ø  prevenzione dello smontaggio o spostamento degli elementi usando dispositivi non rimovibili (ad esempio saldatura, incollaggio, viti non smontabili, rivettatura);

        questa misura può non essere adatta se si potesse rendere necessaria una sostituzione veloce del dispositivo di interblocco a seguito di una rottura;

Ø  integrazione con un sistema di monitoraggio e controllo;

        monitoraggio dello stato; ad esempio il sistema di controllo della macchina può controllare che il riparo venga aperto in determinate fasi del ciclo nelle quali ciò è necessario (ad esempio per lo scarico dei pezzi);

        controlli periodici;

Ø  aggiunta di un ulteriore interblocco, ad esempio con principi di attuazione differenti;

        in questo caso il sistema di controllo della macchina può verificare la plausibilità dello stato di entrambe i sensori.

 

Le motivazioni per l’elusione dei dispositivi di interblocco dei ripari mobili comprendono vari aspetti, tra cui:

Ø  intralcio all’esecuzione di alcuni compiti sulla macchina

Ø  necessità di controlli del processo di lavorazione per evitare scarti o difetti

Ø  regolazioni fini della lavorazione

 

L'allegato H della norma UNI EN ISO 14119:2013 riporta un esempio di metodo per identificare le motivazioni di elusione dei dispositivi di interblocco (per una macchina automatica):

Ø  devono essere tenute in considerazione tutte le modalità di funzionamento della macchina

Ø  se un compito è necessario e non è possibile senza eludere i dispositivi di interblocco è necessario riconsiderare la progettazione della macchina

Ø  se sono presenti potenziali benefici nell’esecuzione delle operazioni senza dispositivi di protezione (+ o ++) bisogna verificare se è possibile migliorare le misure di protezione

Ø  se l’incentivo all’elusione dei dispositivi di interblocco non può essere completamente eliminato bisogna rendere più difficile o impossibile l’elusione dei dispositivi di interblocco

 

 

Tipologia dispositivi d’interblocco

 




ELENCO NORME ARMONIZZATE PER LA DIRETTIVA MACCHINE 2006/42/CE

Pubblicazione del 11.04.2014: per verificare le nuove norme, armonizzate, vedere direttamente l'elenco, esegui una ricerca nel file allegato "questa è la prima pubblicazione": scarica file



Sicurezza generale Prodotti

Direttiva 2001/95/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 3 dicembre 2001, relativa alla sicurezza generale dei prodotti [Gazzetta ufficiale L 11 del 15.1.2002]

SINTESI
La direttiva si applica in assenza di specifiche normative europee sulla sicurezza di talune categorie di prodotti o quando vi siano lacune in tali normative specifiche (settoriali). La sua applicazione non pregiudica l'applicazione della direttiva 85/374/CEE relativa alla responsabilità per danno da prodotti difettosi.

Requisito generale di sicurezza
La direttiva impone un requisito generale di sicurezza per ogni prodotto immesso sul mercato e destinato al consumo o che possa essere usato dai consumatori, compresi i prodotti utilizzati dai consumatori nell’ambito di un servizio. I beni di seconda mano con valore di pezzi d'antiquariato o che devono subire riparazioni non sono soggetti a tale requisito.

Un prodotto è sicuro quando non presenta alcun rischio oppure presenta unicamente rischi ridotti (compatibili con l'impiego del prodotto) e accettabili nel contesto di un'elevata tutela della salute e della sicurezza delle persone.

Un prodotto è considerato sicuro se rispetta le disposizioni di sicurezza previste dalla legislazione europea o, in assenza di tali disposizioni, se rispetta le disposizioni nazionali specifiche dello Stato membro di commercializzazione. Il prodotto è altresì ritenuto sicuro quando è conforme a una norma europea stabilita in base alla procedura della presente direttiva. In mancanza di tali regolamentazioni o norme, la conformità di un prodotto è valutata sulla base dei seguenti elementi:

- le norme nazionali non cogenti (che recepiscono altre norme europee pertinenti) e le raccomandazioni della Commissione (relative ad orientamenti sulla valutazione della sicurezza dei prodotti);
- le norme dello Stato membro in cui il prodotto è fabbricato o commercializzato;
- i codici di prassi corretta in materia di sicurezza e di salute;
- le conoscenze più recenti o gli ultimi ritrovati della tecnica;
- la sicurezza che i consumatori possono aspettarsi.

Obblighi di fabbricanti e distributori
I fabbricanti devono immettere sul mercato prodotti che soddisfino il requisito generale di sicurezza. 
Essi devono inoltre:

- fornire al consumatore le informazioni pertinenti alla valutazione dei rischi connessi con l'uso di un prodotto quando questi ultimi non siano immediatamente percepibili;
- adottare disposizioni adeguate per prevenire tali rischi (ad esempio il ritiro dei prodotti dal mercato, le avvertenze ai consumatori e la resa da parte dei consumatori dei prodotti già forniti).

Anche i distributori sono tenuti a:

- fornire prodotti che soddisfino il requisito di sicurezza generale;
- controllare la sicurezza dei prodotti immessi sul mercato;
- fornire la documentazione atta a rintracciare l'origine dei prodotti.

Se i fabbricanti o i distributori si rendono conto che un prodotto è pericoloso devono avvertire le autorità competenti e, se necessario, collaborare con esse. Tale obbligo di informazione viene precisato nell'allegato I della Direttiva





Le nuove Direttive di Prodotto UE 2014:

ESPLOSIVI USO CIVILE Direttiva 2014/28/UE
RECIPIENTI SEMPLICI A PRESSIONE SPVD Direttiva 2014/29/UE
EMC Direttiva 2014/30/UE
STRUMENTI PESARE NON AUTOMATICI Direttiva 2014/31/UE
STRUMENTI DI MISURA Direttiva 2014/32/UE
ASCENSORI Direttiva 2014/33/UE
ATEX Direttiva 2014/34/UE
BASSA TENSIONE Direttiva 2014/35/UE



Le nuove direttive UE "Nuovo Approccio", che sono entrate in vigore ad Aprile, sostituiranno le attuali, le caratteristiche principali:

- Adeguamento al Nuovo Quadro Normativo UE "NQN" = nuovo quadro normativo

- Responsabilità ben definite a tutta la catena: Importatore, Distributore, Fabbricante. Gli operatori economici sono responsabili della conformità dei prodotti, in funzione del ruolo rispettivo che rivestono nella catena di fornitura, al fine di garantire un elevato livello di protezione della salute e sicurezza delle persone, in particolare dei lavoratori e, se del caso, degli animali domestici e dei beni nonché una concorrenza leale sul mercato dell’Unione.

- Tracciabilità Garantire la tracciabilità di un prodotto attraverso l’intera catena di fornitura aiuta a semplificare la vigilanza del mercato e a migliorarne l’efficienza. Un sistema efficiente di tracciabilità facilita il compito delle autorità di vigilanza del mercato di rintracciare l’operatore economico che mette a disposizione sul mercato prodotti non conformi. Nel conservare le informazioni richieste ai sensi delle nuove direttive per l’identificazione di altri operatori economici, questi ultimi non sono tenuti ad aggiornare tali informazioni concernenti gli altri operatori economici che hanno fornito un prodotto o ai quali essi hanno fornito un prodotto.

- Uso ragionevolmente prevedibile Gli Stati membri devono adottare tutti i provvedimenti opportuni per assicurare che i prodotti disciplinati dalle nuove direttive possano essere immessi sul mercato soltanto se, adeguatamente immagazzinati e usati ai fini cui sono destinati, o in condizioni d’uso ragionevolmente prevedibili, e non devono mettere in pericolo la salute e l’incolumità delle persone. I prodotti disciplinati dalle nuove direttive devono essere considerati non conformi ai requisiti essenziali di salute e di sicurezza stabiliti soltanto in condizioni d’uso ragionevolmente prevedibili, vale a dire quando tale uso possa derivare da un comportamento umano lecito e facilmente prevedibile.

- Nuova Dichiarazione UE di Conformità (formale) I fabbricanti devono redigere una dichiarazione di conformità UE che fornisca le informazioni richieste a norma delle direttive sulla conformità di un prodotto alle prescrizioni stabilite e da altri atti pertinenti della normativa di armonizzazione dell’Unione.


Nuova Direttiva ATEX Prodotti 2014/34/UE Direttiva 2014/34/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014 concernente l’armonizzazione delle legislazioni degli stati membri relative agli apparecchi e sistemi di protezione destinati a essere utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva (rifusione) (testo rilevante ai fini del SEE)
Articolo 43 - Abrogazione La direttiva 94/9/CE, modificata dal regolamento di cui all’allegato XI, parte A, è abrogata con effetto decorrente dal 20 aprile 2016, fatti salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di recepimento nel diritto interno e le date di applicazione della direttiva indicati nell’allegato XI, parte B. I riferimenti alla direttiva abrogata si intendono fatti alla presente direttiva e vanno letti secondo la tavola di concordanza di cui all’allegato XII.
Articolo 44 - Entrata in vigore e applicazione La presente direttiva entra in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. (30 Marzo 2014)

Nuova Direttiva Bassa tensione 2014/35/UE Direttiva 2014/35/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014 concernente l’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alla messa a disposizione sul mercato del materiale elettrico destinato a essere adoperato entro taluni limiti di tensione (rifusione) (Testo rilevante ai fini del SEE).
Articolo 27 Abrogazione La direttiva 2006/95/CE è abrogata a decorrere dal 20 aprile 2016, fatti salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di recepimento nel diritto interno e di applicazione delle direttive di cui all’allegato V. I riferimenti alla direttiva abrogata si intendono fatti alla presente direttiva e si leggono secondo la tavola di concordanza di cui all’allegato VI.
Articolo 28 Entrata in vigore La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. L’articolo 1, l’articolo 3, secondo comma, l’articolo 5, l’articolo 13, paragrafi 2 e 3, e gli allegati I, V e VI si applicano a decorrere dal 20 aprile 2016. (18 Aprile 2014)

Nuova Direttiva EMC 2014/30/UE Direttiva 2014/30/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014 concernente l’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative alla compatibilità elettromagnetica (rifusione) (Testo rilevante ai fini del SEE).
Articolo 45 - Abrogazione La direttiva 2004/108/CE è abrogata a decorrere dal 20 aprile 2016, fatti salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai termini di recepimento nel diritto interno e alla data di applicazione di tale direttiva di cui all’allegato V. I riferimenti alla direttiva abrogata si intendono fatti alla presente direttiva e si leggono secondo la tavola di concordanza di cui all’allegato VI.
Articolo 46 - Entrata in vigore e applicazione La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. (18 Aprile 2014)

Nuova Direttiva Ascensori 2014/33/UE Direttiva 2014/33/UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014 per l’armonizzazione delle legislazioni degli Stati membri relative agli ascensori e ai componenti di sicurezza per ascensori (rifusione) (Testo rilevante ai fini del SEE).
Articolo 47 Abrogazione La direttiva 95/16/CE, come modificata dagli atti elencati nell’allegato XIII, parte A, è abrogata a decorrere dal20 aprile 2016, fatti salvi gli obblighi degli Stati membri relativi ai ter¬mini di recepimento nel diritto interno e di applicazione della direttiva indicati nell’allegato XIII, parte B. I riferimenti alla direttiva abrogata si intendono fatti alla presente direttiva e vanno letti secondo la tavola di concordanza di cui all’allegato XIV.
Articolo 48 Entrata in vigore e applicazione La presente direttiva entra in vigore il ventesimo giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. (18 Aprile 2014)




UNI EN ISO 13849-2:2013: Sicurezza del macchinario. Parti dei sistemi di comando legate alla sicurezza – Parte 2: Validazione

È stata pubblicata la nuova edizione della norma UNI EN ISO 13849-2:2013 riguardante la validazione, mediante analisi e prove, della categoria ottenuta e del livello di prestazione raggiunta dalle parti dei sistemi di comando legate alla sicurezza progettate in conformità alla norma UNI EN ISO 13849-1.

 Le principali novità introdotte con la norma UNI EN ISO 13849-2:2013 riguardano l'aggiunta di requisiti specifici per:

·        la validazione dei valori di MTTFd e della copertura diagnostica media (DCavg);

·        la validazione delle misure adottate contro i guasti di causa comune (CCF);

·        la validazione delle misure adottate contro i guasti sistematici;

·        la validazione del software avente funzioni di sicurezza;

·        la validazione dei PL raggiunti.

 La norma EN ISO 13849-2:2012 (punto 4.1) prescrive inoltre esplicitamente l'obbligo di sottoporre a prove di guasto (validazione mediante prove) le parti dei circuiti di comando legate alla sicurezza in categoria 2, 3 oppure 4:

 For Categories 2, 3 and 4 the validation of the safety function shall also include testing under fault conditions.

Il contenuto degli allegati A, B, C e D (principi di sicurezza di base, principi di sicurezza ben collaudati, componenti ben collaudati ed esclusioni dei guasti, rispettivamente per componenti con tecnologia meccanica, pneumatica, idraulica ed elettrica) non sono invece stati modificati in maniera significativa.

 Lo Studio Valeri Vanni non si limita a soddisfare i requisiti imposti da Norme e prescrizioni, ma si assicura di essere in grado di offrire ai propri clienti i migliori servizi relativi alla sicurezza.

 Siamo a disposizione per approfondire le esigenze legate alla validazione dei sistemi di comando e controllo relativi alla sicurezza.




MODIFICHE RILEVANTI ALLA NORMA: UNI ISO/TR 14121-2:2013 - Sicurezza del macchinario - Valutazione del rischio - Parte 2: Guida pratica ed esempi di metodi

L'Analisi dei Rischi rende necessaria una nuova Valutazione dei Rischi in relazione alle misure di riduzione degli stessi.

 La Norma UNI ISO/TR 14121-2:2013 è stata recentemente ampliata e modificata in modo da adeguarla alla Norma EN ISO 12100:2010.

Queste modifiche riguardano tutti gli utilizzatori direttamente coinvolti nell'integrazione della sicurezza nelle fasi di progettazione, installazione o modifica delle macchine.

 Le seguenti novità relative alla Norma UNI ISO/TR 14121-2:2013 sono di particolare interesse:
• La Norma riprende un esempio di matrice di rischio che corrisponde alla matrice utilizzata nella Norma Americana ANSI B11.0.

• L'Analisi dei Rischi definisce chiaramente che è necessario eseguire una nuova procedura di Valutazione dei Rischi per verificare l'efficacia delle misure di riduzione dei rischi stessi.

• Gli esempi in precedenza di cui all'allegato A, nonché la descrizione della stima del rischio quantificato, sono stati soppressi

Le spiegazioni dei metodi o strumenti, tratti dall'elenco di cui all'allegato A, sono ora presentati in 5.3.5 per il pericolo di identificazione e 5.4.4.1 per la valutazione del rischio

La terminologia ed i criteri sono stati rivisti; di conseguenza, le informazioni vengono fornite in modo più chiaro e completo ed in linea con la EN ISO 12100.

Procedura per la Valutazione dei Rischi in tutte le fasi del ciclo di vita delle macchine

 Lo Studio Valeri Vanni non si limita a soddisfare i requisiti imposti da Norme e prescrizioni, ma si assicura di essere in grado di offrire ai propri clienti i migliori servizi relativi alla sicurezza.

La Norma prevede di eseguire una Valutazione dei Rischi correlati a tutti i pericoli sulla base di una procedura quantificabile, senza tuttavia specificare in concreto quale sia la procedura adeguata.

Studio Valeri Vanni ha ideato una procedura numerica, basata su cinque parametri, che permette di eseguire una precisa valutazione dei rischi in ogni fase del ciclo di vita di una macchina. Grazie ai processi interni, lo Studio Valeri Vanni è in grado di garantire un livello di qualità costante ed elevato per ogni progetto realizzato.

 La valutazione necessaria dell'efficacia dei metodi per la riduzione dei rischi è da sempre una parte fondamentale della procedura di Valutazione dei Rischi. Una volta eseguita la Valutazione dei Rischi, lo Studio Valeri Vanni si occupa di valutare la macchina in relazione alle misure implementate per la riduzione del rischio e documenta i risultati per il cliente.

Per i clienti con macchine esistenti e installate, lo Studio Valeri Vanni gestisce l'implementazione di misure per la riduzione dei rischi anche nel caso in cui l'Analisi dei Rischi iniziale non sia stata eseguita dallo Studio Valeri Vanni.




EN ISO 12100 e le norme sostituite cessazione

Il 30 Novembre 2013 cessa la Presunzione di Conformità delle norme tecniche:
-
EN ISO 12100-1
-
EN ISO 12100-2
-
EN ISO 14121-1

Tali norme, sostituite dalla EN ISO 12100,  cessano di dare la presunzione di conformità ai requisiti essenziali e agli altri requisiti previsti dalla normativa pertinente dell'Unione.

Non devono essere più applicate e riportate in Dichiarazione CE di Conformità in quanto possono essere 
tecnicamente dubitative della Conformità CE.

Proponiamo la Tabella di corrispondenza tra:
ISO 12100:2010
ISO 12100-1
ISO 12100-2

EN ISO 14121-1



NUOVO ELENCO NORME ARMONIZZATE

Download Comunicazione Norme Armonizzate

Comunicazione della Commissione nell’ambito dell’applicazione della direttiva 2006/42/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2006, relativa alle macchine e che modifica la direttiva 95/16/CE. Serie 2013C 99-01 del 05.04.2013
Principali novità e nuove norme armonizzate:
- Sicurezza delle macchine per la lavorazione del legno
EN 848-3:2012
EN 1870-7:2012
EN 1870-8:2012
EN 1870-15:2012
EN 1870-16:2012

- Sicurezza del macchinario
EN ISO 13849-2:2012 Sicurezza del macchinario - Parti dei sistemi di comando legate alla sicurezza




Da EN 954-1 a EN ISO 13849-1

Cosa cambia se la norma EN 954-1 non sarà più valida ai sensi della Direttiva Macchine e verrà sostituita dalla norma EN ISO 13849-1?

 Il 31.12.2011 la norma EN 954-1 scadrà e perderà pertanto la propria presunzione di conformità. In tal modo la norma EN 954-1 verrà sostituita definitivamente dalla norma EN ISO 13849-1. Cosa cambia con le nuove norme?

 La nuova norma EN ISO 13849-1:

Ø  introduce il concetto di Performance Level (PL) quale indicatore del livello di affidabilità di una funzione di sicurezza

Ø  contiene inoltre indicazioni di affidabilità relative alla determinazione dei livelli di sicurezza. Vi è una serie di altri fattori importanti che devono essere considerati in fase di progetto per ottenere la conformità secondo la norma EN ISO 13849-1 ed in accordo alla Direttiva Macchine. Tra questi, sono compresi: “MTTF”, "Copertura diagnostica", architettura del sistema (struttura) e Common Cause Failure (guasti di causa comune).

Ø  Il PL necessario per una determinata funzione di sicurezza deve essere determinato in base alla valutazione del rischio e ottenuto mediante la scelta di un’architettura adeguata, l’impiego di componenti idonei, l’eventuale adozione di ridondanze e di sufficiente copertura diagnostica.

 

Obiettivo raggiunto in 6 mosse

L'introduzione della EN ISO 13849-1 ha comportato nuovi requisiti procedurali anche nella costruzione delle macchine. La realizzazione di parti di sicurezza dei sistemi è un processo iterativo che si compie in diverse fasi.

 

Fase 1 - definizione dei requisiti delle funzioni di sicurezza

E' necessario stabilire le caratteristiche necessarie per ogni funzione di sicurezza. Questa è la fase più importante e al contempo la più difficile. Ad esempio, per garantire la sicurezza di un riparo mobile di una macchina è necessario interrompere i movimenti pericolosi all'apertura del riparo stesso; non è possibile consentire un riavvio con il riparo mobile aperto.

 

Fase 2 – determinare il necessario Performance Levels PL

Tanto maggiore è il rischio, tanto più elevato è il requisito del sistema di controllo.

Il contributo all'affidabilità e alla struttura può variare a seconda della tecnologia utilizzata.

Il livello per ogni situazione pericolosa viene suddiviso in cinque livelli, dalla "a" alla "e".

Con PL "a" il contributo della funzione di controllo alla riduzione del rischio è basso, con PL "e" è elevato.

A seconda dei grafici del rischio viene determinato il Performance Level richiesto (PLr) per le funzioni di sicurezza sopra descritte.

 

 

 Gravità della lesione (S)

S1 = lesione leggera (normalmente reversibile)

S2 = lesione grave (normalmente irreversibile), anche mortale

 

Frequenza e/o durata dell'esposizione al rischio (F)

F1 = da rara a frequente e/o di breve durata

F2 = da frequente a costante e/o di lunga durata

 

Possibilità di evitare il pericolo (P)

P1 = possibile in determinate condizioni

P2 = praticamente impossibile

 

Fase 3 - progettazione e realizzazione tecnica delle funzioni di sicurezza

La funzione di sicurezza "Blocco del riparo mobile" descritta nella fase 1 viene realizzata a livello tecnico. Per il blocco del riparo mobile è necessario utilizzare finecorsa di sicurezza codificato.

E' così possibile commutare più ripari mobili in serie, senza che le funzioni di controllo perdano efficacia. A questo scopo il Codifica offre un elevato livello di protezione contro la manipolazione.

La relativa verifica dei sensori avviene tramite un sistema di sicurezza multifunzionale. L'arresto del motore avviene tramite due relè con contatti a guida forzata.

 

Fase 4 - determinazione del Performance Level e valutazione quantitativa

Per determinare il Performance Level ottenuto, la funzione di sicurezza viene analizzata nelle sue singole parti: sensore (=rilevatore dell’informazione), logica (=elaborazione) e attuatore (=apparecchio di manovra).

Ogni parte di questo sistema apporta un proprio contributo alla funzione di sicurezza.

L’applicazione dei PL comporta però la necessità di calcolare e validare i parametri che li compongono: categoria del circuito, affidabilità (MTTF), copertura diagnostica (DC) e cause comuni di guasto (CCF).

 

Fase 5 - Verifica

Questa fase spiega la domanda a che livello il Performance Level raggiunto corrisponda anche al Performance Level necessario.

Il PL raggiunto deve essere uguale o superiore rispetto al PLr stabilito dalla valutazione del rischio.

Ciò significa "via libera" alla costruzione di macchine.

 

Fase 6 - Convalida

Oltre a quanto previsto dai requisiti puramente qualitativi, nella realizzazione dei sistemi di sicurezza è anche importante evitare errori sistematici.

 Per ogni funzione di sicurezza, l’obbiettivo non è più quello di determinare la categoria di sicurezza secondo la EN 954-1:1997 ma il PL (performance level), articolato in n. 5 livelli: a, b, c, d, e. PL è il livello di affidabilità per realizzare la riduzione richiesta di rischio per ogni funzione di sicurezza, ovvero la capacità di un sistema di comando e controllo di svolgere una funzione di sicurezza sotto determinate condizioni, al fine di ottenere la prevista riduzione dei rischi.

 

 

Pertanto nell’approccio probabilistico si devono ora tenere in considerazione dei nuovi parametri:

  1. PFHd : probabilità media di guasti pericolosi all’ora
  2. MTTFd : tempo medio di guasto pericoloso all’ora
  3. λd : tasso di guasto pericoloso
  4. B10d: il numero di cicli di funzionamento entro cui il 10% dei componenti ha subito un guasto pericoloso
  5. T10d: periodo di tempo espresso in anni in cui il 10% dei componenti subisce un guasto pericoloso. Pertanto una volta superato il tempo calcolato, il componente deve essere sostituito.
  6. DC: copertura diagnostica
  7. CCF: cause comuni di guasto

  

RELAZIONE TRA PL E SIL

 

ESEMPI DÌ ALCUNI CALCOLI SECONDO LA EN ISO 13849-1

 

 

 

 

 

 

 SERVIZI OFFERTI ALLE AZIENDE

 Pertanto sia le analisi dei rischi sia i documenti delle Vs macchine (per. es. fascicolo tecnico, manuale delle istruzioni per l’uso, etc…), potrebbero non essere aggiornati secondo il comparto normativo vigente.

 Valeri Vanni con il proprio staff tecnico è referente tecnico per Cobest. S.r.l. partecipata UCIMU Sistemi Per Produrre (Associazione Costruttori Italiani Macchine Utensili) attraverso SOFIMU.

Questa collaborazione porta alla fornitura di un servizio ingegneristico, specialistico e costantemente aggiornato con l’evoluzione tecnica nel settore della sicurezza delle macchine e degli impianti, nel centro Italia.

 Valeri Vanni si propone come referente per la risoluzione delle problematiche legate all’applicazione delle disposizioni legislative e regolamentari vigenti.

 Valeri Vanni possiede adeguate competenze tecniche nel settore per l’analisi dei rischi, lo sviluppo della documentazione a carico del PRODUTTORE e tutte le ulteriori attività formative nel settore, in merito a:

1.    Incontri tecnici - corsi di formazione,

2.    Aggiornamento delle analisi dei rischi (in virtù delle nuove norme tecniche)

3.    Esecuzione dei calcoli al fine di identificare il PL

4.    Aggiornamento dei fascicoli tecnici (in virtù delle nuove norme tecniche)

5.    Aggiornamento dei manuali delle istruzioni per l’uso (in virtù delle nuove norme tecniche)





Accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea sul reciproco riconoscimento in materia di valutazione della conformità

Concluso il 21 giugno 1999 Approvato dall’Assemblea federale l’8 ottobre 19991, Ratificato con strumenti depositati il 16 ottobre 2000 ed entrato in vigore il 1° giugno 2002

La Comunità Europea e la Svizzera accettano reciprocamente i rapporti, i certificati, le autorizzazioni e i marchi di conformità rilasciati dagli organismi riconosciuti conformemente alle procedure (organismi di valutazione della conformità riconosciuti), nonché le dichiarazioni di conformità del fabbricante che attestano la conformità ai requisiti dell’altra Parte nei settori di:

1 Macchine
2 Dispositivi di protezione individuale
3 Giocattoli4 Dispositivi medici
5 Apparecchi a gas e caldaie
6 Apparecchi a pressione
7 Apparecchiature radio e apparecchiature terminali di telecomunicazione
8 Apparecchi e sistemi di protezione destinati a essere utilizzati in atmosfera potenzialmente esplosiva
9 Materiale elettrico e compatibilità elettromagnetica
10 Macchine e materiali per cantieri
11 Strumenti di misura e imballaggi preconfezionati
12 Veicoli a motore
13 Trattori agricoli o forestali
14 Buona pratica di laboratorio (Good Laboratory Practice, GLP)
15 Ispezioni della buona pratica di fabbricazione (Good Manufacturing Practice, GMP) e certificazione delle partite dei medicinali
16 Prodotti da costruzione
17 Ascensori
18 Biocidi

 Disposizioni legislative, regolamentari e amministrative:

Unione europea: Direttiva 2006/42/CE

 Svizzera: Legge federale del 19 marzo 1976 sulla sicurezza delle installazioni e degli apparecchi tecnici (RU 1977 2370), modificata da ultimo il 17 giugno 2005 (RU 2006 2197)

·        Ordinanza del 12 giugno 1995 sulla sicurezza delle installazioni e degli apparecchi tecnici (RU 1995 2770), modificata da ultimo il 2 aprile 2008 (RU 2008 1785)

·        Ordinanza del 2 aprile 2008 concernente la sicurezza delle macchine (RU 2008 1785)

 

Grazie all’accordo bilaterale, per poter commercializzare un prodotto sia nel mercato unico europeo sia in Svizzera è sufficiente un’unica valutazione della conformità; questo se la legislazione svizzera è riconosciuta equivalente a quella europea.

 Nei casi in cui le prescrizioni svizzere divergono da quelle europee, sono ancora necessari due certificati di conformità: Gli enti svizzeri abilitati alla valutazione della conformità possono rilasciare certificato sia per il mercato svizzero che per il mercato dell’UE. Questi organismi accreditati – chiamati organismi notificati (“notified bodies”) – sono riconosciuti dalle parti contraenti.

 Dal 1° febbraio 2007, l’accordo riguarda tutti i prodotti, indipendentemente dalla loro origine: le merci provenienti da paesi terzi possono essere certificate dagli organismi svizzeri abilitati alla valutazione della conformità ed in seguito essere commercializzate nell’UE.

 Per la maggior parte dei settori, la legislazione svizzera viene equiparata alla legislazione europea e numerose direttive sulla marcatura CE sono recepite nel diritto svizzero.





D.lgs. 104/2012: esteso l'obbligo di etichettatura energetica: compresi i prodotti che contribuiscono alla conservazione dell'energia durante l'uso" quali ad esempio serramenti, infissi e cappottature

Con il D. Lgs. n.104/2012, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 168 del 20 luglio ed entrato in vigore il 21/07/2012, l'Italia ha recepito la Direttiva europea 2010/30/UE sull'Energy label concernente l'obbligo di etichettatura energetica per i prodotti che consumano energia e altre risorse, offerti in vendita, affitto o locazione finanziaria.

Il D.lgs. 104/2012 estende l'obbligo di etichettatura energetica a tutti i prodotti correlati al consumo di energia.

Le misure previste dal decreto si applicano "ai prodotti che hanno un notevole impatto diretto o indiretto sul consumo di energia e, se del caso, su altre risorse essenziali durante l'uso" (art. 1, comma 2) quindi non solo prodotti che consumano energia ma anche "prodotti che contribuiscono alla conservazione dell'energia durante l'uso" (art. 2 lett. f)) quali ad esempio serramenti, infissi e cappottature, mentre invece ne è esclusa l'applicazione ai prodotti usati, ai mezzi adibiti al trasporto di cose o di persone, alla piastrina, o l'equivalente della piastrina, indicante la potenza, apposta per motivi di sicurezza sui prodotti.

Il D.lgs. 104/2012
prevede l’adozione di successivi provvedimenti di esecuzione, delegati alla Commissione europea (atti delegati), sia per l’individuazione dei prodotti per i quali le relative disposizioni trovano effettiva applicazione sia per l’individuazione delle specifiche relative all’etichetta ed alle schede per ciascun tipo di prodotto. Questo significa che solo con la promulgazione da parte della Commissione di uno specifico atto delegato sarà possibile apporre l’etichetta per lo specifico prodotto.

A differenza della precedente normativa, che aveva un ambito di applicazione oggettivo limitato agli elettrodomestici di maggiore diffusione, il decreto in esame estende a carico dei fornitori l'obbligo di fornire un'etichetta e una scheda del prodotto o del servizio indicanti il consumo di energia oltre che informazioni integrative per i prodotti connessi all'energia; analogamente, i distributori devono apporre sul prodotto etichette ben visibili e leggibili o fornire informazioni specifiche nell'opuscolo di accompagnamento.

Il Decreto tra l’altro prevede l’obbligo per: - i fornitori che immettono sul mercato o che mettono in servizio i prodotti coperti da una misura di implementazione, di fornire un’etichetta e una scheda di prodotto; - i distributori di esporre le etichette, in maniera visibile e leggibile, nonché di presentare la scheda nell’opuscolo del prodotto o in ogni altra documentazione che correda i prodotti quando sono venduti.

A tal fine il decreto definisce prodotto connesso con l'energia "qualsiasi bene che abbia un impatto sul consumo di energia durante l'uso, immesso in commercio ovvero messo in servizio, comprese le parti destinate ad essere integrate in prodotti connessi all'energia disciplinati dal presente decreto e immesse in commercio ovvero messe in servizio come parti a se' stanti per gli utilizzatori finali e di cui è possibile valutare le prestazioni ambientali in maniera indipendente".

Il Decreto, inoltre, con riferimento agli appalti pubblici, stabilisce che se un prodotto è contemplato da un atto delegato (cioè un regolamento mediante il quale la Commissione dell'UE definisce gli elementi tecnici specifici riguardanti l'etichetta e la scheda per ciascun tipo di prodotto) le amministrazioni aggiudicatrici che concludono contratti pubblici di lavori, forniture o servizi di cui alla parte II del D.lgs. n.163/2006 che non rientrano nei settori di cui agli articoli 17, 18, 19, 22, 23, 24, 25 e 30 del codice dei contratti pubblici, "acquistano ove possibile soltanto i prodotti che soddisfano i criteri di conseguimento dei livelli massimi di prestazione e di appartenenza alla migliore classe di efficienza energetica, salvo i casi in cui prevalgono diverse esigenze di efficienza in termini di costi, fattibilità' economica, idoneità' tecnica e adeguata concorrenza ".

Il Ministero per lo Sviluppo Economico, attraverso un'apposita Autorità di vigilanza coordinerà l'attività di monitoraggio e controllo a campione per verificare l'applicazione delle misure previste dal decreto.




Quadri elettrici BT: nuove norme CEI EN 61439

Due norme della serie CEI EN 61439 "Apparecchiature assiemate di protezione e di manovra per bassa tensione (quadri BT)", la Parte 1: "Regole Generali" e la Parte 2: Quadri di potenza", introducono sostanziali modifiche

La serie di norme per i quadri elettrici in bassa tensione è stata completamente ristrutturata introducendo modifiche sostanziali; la norma CEI EN 60439-1 (CEI 17-13/1) rappresentava sia una norma di prodotto per i quadri soggetti a prove di tipo (AS) e parzialmente soggetti a prove di tipo (ANS), sia forniva le regole generali di riferimento per i quadri trattati dalle successive parti della serie CEI EN 60439 (Condotti sbarre, quadri per persone non addestrate, quadri per cantiere, ecc.).

La nuova CEI EN 61439-1 è da utilizzarsi esclusivamente come Norma per "regole generali" e deve essere di riferimento alle successive Parti di prodotto della serie 61439.
La norma di prodotto che sostituisce la CEI EN 60439-1 è la CEI EN 61439-2.
Un'altra criticità della norma CEI 17-13/1 è che si prestava a una difficile interpretazione per le prove ed in particolare per la derivazione dei quadri ANS. Con l'approccio delle verifiche è stata eliminata la discriminante fra i quadri provati con prove di tipo (AS) e i quadri parzialmente provati con prove di tipo (ANS).
Non esistono, quindi, quadri di Serie A e quadri di Serie B.

A seguito dell'eliminazione dei quadri AS e ANS, sono state introdotte, nella nuova Norma, tre differenti tipi di verifiche; per ogni requisito si può scegliere tra:
- la verifica con prove;
- la verifica con calcoli;
- la verifica con la conformità alle regole di progetto.



La scelta al quadrista
E' proprio questo il cambiamento più importante introdotto dalla nuova normativa: viene lasciata al costruttore o al quadrista la facoltà di scegliere, per ogni prova, un possibile metodo di verifica poiché sono alternativi ed hanno il medesimo livello di sicurezza.


Chiarimenti sul riscaldamento
Per quanto riguarda il problema del riscaldamento del quadro sono state chiarite le prescrizioni relative alla sovratemperatura e in particolare è stato trattato in maniera più dettagliata il fattore di contemporaneità per le prove. Infine, per la parte strutturale del quadro, sono state incorporate le prescrizioni derivate dalla Norma per gli involucri vuoti (CEI EN 62208); ne consegue che tutte le proprietà costruttive e dei materiali devono essere verificate.

La norma CEI EN 60439-1 (CEI 17-13/1) rimane valida sino al 2014, quando si prevede che tutte le parti seconde saranno allineate alla nuova 61439-1.


L'attuale struttura della norme della serie EN 60439
Le serie di norme Iec 60439 è suddivisa in 5 parti, e precisamente:
- Iec 60439-1: Apparecchiature assiemate di protezione e di manovra per bassa tensione (quadri bt) - Parte 1: Apparecchiature soggette a prove di tipo (AS) e apparecchiature parzialmente soggette a prove di tipo (Ans);
- Iec 60439-2: Apparecchiature assiemate di protezione e di manovra per bassa tensione (quadri elettrici per bassa tensione) - Parte 2: Prescrizioni particolari per i condotti sbarre;
- Iec 60439-3: Apparecchiature assiemate di protezione e di manovra per bassa tensione (quadri bt) - Parte 3: Prescrizioni particolari per apparecchiature assiemate di protezione e di manovra destinate ad essere installate in luoghi dove personale non addestrato ha accesso al loro uso - Quadri di distribuzione (Asd);
- Iec 60439-4: Apparecchiature assiemate di protezione e di manovra per bassa tensione (quadri bt) - Parte 4: Prescrizioni particolari per apparecchiature assiemate per cantiere (Asc);
- Iec 60439-5: Apparecchiature assiemate di protezione e di manovra per bassa tensione (quadri bt) - Parte 5: Prescrizioni particolari per apparecchiature di distribuzione in reti pubbliche.

La nuova serie di norme Iec 61439
Le nuova serie di norme Iec 61439 sarà completamente diversa come suddivisione rispetto alla serie EN 60439 in quanto saranno suddivise non più in 5 parti ma nelle 6 seguenti parti:
- Iec 61439-1: General rules;
- Iec 61439-2: Power switchgear and controlgear Assemblies (Psc-Assemblies);
- Iec 61439-3: Distribution boards (a sostituire la Iec 60439-3 relativa ai quadri Asd);
- Iec 61439-4: Assemblies for construction sites (a sostituire la Iec 60439-4 relativa ai quadri Asc);
- Iec 61439-5: Assemblies for power distribution (a sostituire la Iec 60439-5 e non solo);
- Iec 61439-6: Busbar trunking systems (a sostituire la Iec 60439-2)È poi prevista la pubblicazione di una parte 0 destinata a diventare una guida all'utilizzo con riferimento alla funzione d'uso del quadro elettrico e probabilmente saranno pubblicate altre parti relative ai piccoli quadretti di distribuzione.


Quali sono le principali novità che si profilano con questa nuova serie di norme?
Innanzi tutto ci sarà un completo rifacimento della serie di norme nei quali saranno abbandonati i concetti di quadri AS e Ans per sposare un'altra filosofia, alla quale i costruttori dovranno abituarsi rapidamente, basata su una parte 1 generale per tutte le tipologie di quadri e altre 5 parti specifiche per ciascuna tipologia di quadri; già dalle definizioni si ravvisa questo cambiamento dove l'"Assembley system" è definito come "gamma completa di componenti meccanici ed elettrici (involucri, sistemi a sbarre, unità funzionali, eccetera) come definite dal costruttore originale, i quali possono essere assemblati in accordo con le istruzioni del costruttore originale per produrre le varie apparecchiature".
Nella definizioni sono riportate anche le definizioni di "Costruttore originale" definito come "organizzazione che ha effettuato la progettazione originale e la verifica collegata di una apparecchiatura in conformità con questo standard" e di "assemblatore" definito come "organizzazione che assume la responsabilità per l'assemblaggio completo": dunque finalmente viene chiarito che il costruttore del quadro può essere differente da chi poi lo assembla secondo le istruzioni del costruttore originale e quindi vi sono differenti livelli di responsabilità.

Nell'ambito della parte 1 della EN 61439, che è sicuramente la parte più importante, vi sono poi numerosi cambiamenti concettuali ed in questa breve sintesi saranno solo accennati gli aspetti principali rimandando a dopo la pubblicazione della norma l'approfondimento della stessa.
Si segnalano nuovi obblighi per i costruttori circa le misure da prendere per quanto riguarda la compatibilità elettromagnetica associata all'istallazione, al funzionamento e alla manutenzione dell'apparecchiatura; in particolare se un'apparecchiatura costruita in modo specifico per l'ambiente A ai sensi Emc deve essere usata nell'ambiente B, per questa deve essere allora inclusa nelle istruzioni di funzionamento l'avvertenza "Questo è un prodotto previsto per l'ambiente A. In un ambiente domestico questo prodotto può generare interferenze a radiofrequenza, in questo caso l'utilizzatore deve prendere misure adeguate.".

Uno dei più consistenti cambiamenti si prospetta nella sezione riservata alle verifiche dove, rispetto alle verifiche come intese nella attuale Iec 60439-1, saranno possibili tre metodologie equivalenti tra loro di verifica delle apparecchiature, ossia:
- verifiche mediante prove;
- verifiche mediante calcoli;
- verifiche mediante regole di progetto.
Queste metodologie equivalenti potranno essere scelte per quanto applicabile al caso specifico, come risulta dalla tabella D.1 dell'allegato D della norma Iec 61439-1 di seguito riportata in figura 2.

Grosse novità soprattutto, anche grazie all'insistenza dell'Italia, per quanto concerne le verifiche relative all'aumento della temperatura (sovratemperatura); queste potranno essere eseguite mediante una delle seguenti possibilità:
a) test con passaggio di corrente;
b) derivazione (da un progetto provato) di varianti similari;
c) calcolo.

La scelta del metodo più appropriato ricade sotto la responsabilità del costruttore dell'apparecchiatura.
Fra tante novità inserite nella nuova Iec 61439-1 rimane invece più che mai aperto il problema del conflitto tra la norma Iec 60204-1 e la norma 61439-1.
Il problema della sovrapposizione tra le due norme si è arguito fin dalla pubblicazione nel marzo 2005 dell'emendamento 1 alla norma Iec 60439-1 il quale ha aggiunto allo scopo della quarta edizione della norma pubblicata nel 2000 la seguente frase "La presente norma si applica anche alle apparecchiature assiemate progettate per l'equipaggiamento elettrico delle macchine. Tuttavia, quando applicabile, devono essere soddisfatte le prescrizioni aggiuntive della Iec 60204-1.", in contrapposizione a quanto indicato nella norma Iec 60204-1:2006 la quale all'art. 4.2.2 cita che "L'equipaggiamento elettrico della macchina deve soddisfare le prescrizioni di sicurezza identificate dalla valutazione del rischio della macchina. In funzione della macchina, dell'uso previsto, e del suo equipaggiamento elettrico, il progettista può scegliere parti di quest'ultimo conformi con la EN 60439-1 e, secondo necessità, alle altre parti relative della serie Iec 60439 (vedere anche Allegato F)".
La futura norma Iec 61439-1 confermerà che nel suo campo di applicazione, salvo improbabili cambiamenti, è incluso anche il "progetto per equipaggiamenti elettrici delle macchine" precisando anche che "Prescrizioni supplementari per apparecchiature che formano parte della macchina sono coperte dalla serie di norme Iec 60204": in altri termini viene mantenuta sostanzialmente la posizione assunta nella attuale norma Iec 60439-1.
Indipendentemente dalla diatriba circa quale norma sia applicabile in via prioritaria ai quadri di comando e controllo dell'equipaggiamento elettrico delle macchine (anche se indubbiamente la norma Iec 60240-1 contiene la maggior parte di prescrizioni pertinenti per l'applicazione specifica), resta il fatto che spesso nel testo delle due norme, pur citando argomenti identici, forniscono differenti prescrizioni (ad esempio nella parte di verifiche) e tali differenze disorientano gli operatori del mercato; per tale ragione, partendo da analisi sulle differenze delle due norme già focalizzate negli anni passati da un gruppo di lavoro del CT 44 del Cei, è in corso a livello internazionale una azione principalmente voluta dal comitato italiano CT44 (equipaggiamento elettrico delle macchine) per tentare di trovare il punto di incontro tra il comitato SC17D che si occupa dei quadri elettrici. L'esito di questo lavoro potrebbe sfociare in una delle seguenti strade:
- la produzione di un allegato comune nella norma Iec 60204-1 e nella Iec 61439-1 che evidenzi le differenze tra le due norme e ne indichi la soluzione caso per caso;
- la definizione delle risoluzioni delle contraddizioni e delle sovrapposizioni caso per caso per inserire poi in entrambe le norme la parte decisa di comune accordo in modo che tra le due non vi siano più incongruenze;
- la produzione di un nuovo standard comune sui quadri elettrici per macchina (soluzione poco probabile).
Se son rose fioriranno, sperando solo che un giorno si possa vedere questa fioritura dato che ormai è da molti anni che la si attende.





MACCHINE PER IL SETTORE ALIMENTARE

Scarica la guida sul REGOLAMENTO (CE) N. 1935/2004


Scarica la guida sul REGOLAMENTO (CE) N. 2023/2006


IL  REGOLAMENTO (CE) N. 1935/2004 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 27 ottobre 2004 riguardante i materiali e gli oggetti destinati a venire a contatto con i prodotti alimentari e che abroga le direttive 80/590/CEE e 89/109/CEE, mira a garantire il funzionamento efficace del mercato interno per quanto attiene all’immissione sul mercato comunitario dei materiali e degli oggetti destinati a venire a contatto direttamente o indirettamente con i prodotti alimentari, oltre a costituire la base per assicurare un elevato livello di tutela della salute umana e degli interessi dei consumatori.

Rintracciabilità: s’intende la possibilità di ricostruire e seguire il percorso dei materiali od oggetti attraverso tutte le fasi della lavorazione, della trasformazione e della distribuzione.

Immissione sul mercato: s’intende la detenzione di materiali e oggetti a scopo di vendita, comprese l’offerta di vendita o ogni altra forma, gratuita o a pagamento, di cessione nonché la vendita stessa, la distribuzione e le altre forme di cessione propriamente dette.


 

Il REGOLAMENTO (CE) N. 2023/2006 DELLA COMMISSIONE del 22 dicembre 2006 sulle buone pratiche di fabbricazione dei materiali e degli oggetti destinati a venire a contatto con prodotti alimentari, stabilisce le norme relative alle buone pratiche di fabbricazione (GMP) per i gruppi di materiali e di oggetti destinati a venire a contatto con gli alimenti.

Il regolamento si applica a tutti i settori e a tutte le fasi di produzione, trasformazione e distribuzione di materiali e oggetti, sino ad e ad esclusione della produzione di sostanze di partenza.

Elenco di gruppi di materiali e oggetti: Materiali e oggetti attivi e intelligenti, Adesivi, Ceramiche, Turaccioli, Gomme naturali, Vetro, Resine a scambio ionico, Metalli e leghe, Carta e cartone, Materie plastiche, Inchiostri da stampa, Cellulosa rigenerata, Siliconi, Prodotti tessili Vernici e rivestimenti, Cere.

Buone pratiche di fabbricazione (GMP) (good manufacturing practices): gli aspetti di assicurazione della qualità che assicurano che i materiali e gli oggetti siano costantemente fabbricati e controllati, per assicurare la conformità alle norme ad essi applicabili e agli standard qualitativi adeguati all'uso cui sono destinati, senza costituire rischi per la salute umana o modificare in modo inaccettabile la composizione del prodotto alimentare o provocare un deterioramento delle sue caratteristiche organolettiche.

Sistema di assicurazione della qualità: tutti gli accordi organizzati e documentati, conclusi al fine di garantire che i materiali e gli oggetti siano della qualità atta a renderli conformi alle norme ad essi applicabili e agli standard qualitativi necessari per l’uso cui sono destinati.

Sistema di controllo della qualità: l’applicazione sistematica di misure stabilite nell’ambito del sistema di assicurazione della qualità al fine di garantire che i materiali di partenza e i materiali e gli oggetti intermedi e finiti siano conformi alle specifiche elaborate nel sistema di assicurazione della qualità;




AREA ATEX
LE CABINE DI VERNICIATURA
Scarica il nuovo articolo sulle cabine di verniciatura, secondo la norma armonizzata, EN 12215.

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